Tredici anni fa ci lasciava il nostro caro Costantino.
Il ricordo del Presidentissimo dalle tristi cronache
dei giornali di quei giorni.

 

Materiale raccolto da Simone Dalle Crode (tifoso dell'Ascoli Calcio della provincia di Treviso)

Sabato 17 dicembre 1994

 

ULTIM'ORA  Rozzi grave: in rianimazione (Corriere dello Sport-Stadio)

 

Ascoli - Il presidente dell'Ascoli, Costantino Rozzi, uno dei personaggi più noti e caratteristici del mondo del calcio, è stato ricoverato ieri nel reparto rianimazione dell'ospedale Mazzoni di Ascoli per un'emorragia intestinale. I sanitari del nosocomio piceno non hanno fatto trapelare altre notizie sulle condizioni di salute del paziente. Rozzi era stato dimesso alcuni giorni fa da una clinica milanese dove si ricoverava periodicamente per accertamenti. Venerdì sera aveva rilasciato un'intervista a tutto campo ad un'emittente televisiva locale ed era parso in buone condizioni. Era il Rozzi di sempre, che attraverso il video aveva incitato la squadra a battere il Pescara.

 

 

Rozzi operato d'urgenza per emorragia intestinale.

Ascoli è in ansia per lui (Giuseppe Silvestri, Gazzetta dello Sport)

 

Costantino Rozzi, presidente dell'Ascoli, è ricoverato presso l'ospedale Mazzoni di Ascoli Piceno, nel reparto di rianimazione. Rozzi ieri pomeriggio ha accusato un malore ed è stato trasportato al pronto soccorso dove i medici gli hanno diagnosticato un'emorragia intestinale e l'hanno immediatamente sottoposto a un intervento chirurgico durato 3 ore, dalle 21.30 alle 00.30. Al termine i medici non si sono pronunciati, riservandosi la prognosi. Naturalmente i familiari e i maggiori collaboratori si sono stretti attorno al presidente. L'intera città ha accolto la notizia con viva apprensione, il numero uno di Corso Vittorio, infatti, è molto stimato ed apprezzato in città oltre che per la passione calcistica, anche per la notorietà derivatagli dal suo impegno di valente imprenditore. Rozzi era proprio reduce da un ricovero in una clinica milanese dove si era recato nei giorni scorsi per alcuni controlli di routine. Nonostante le sue condizioni di salute non fossero delle migliori, non ha smesso di pensare al suo Ascoli, prendendo, ad inizio settimana, anche decisioni importanti, come l'esonero di Orazi e l'assunzione di Bigon che proprio oggi farà il suo esordio in panchina. Proprio venerdì sera non ha rinunciato a caricare l'ambiente per la partita contro il Pescara, direttamente dagli schermi di un'emittente privata: "Sono convinto -ha detto tra l'altro- che i ragazzi contro gli abruzzesi disputeranno una buona partita. Abbiamo bisogno di una vittoria per superare questo difficile momento, la nostra squadra ha le potenzialità per risollevarsi e risalire in classifica". Rozzi ha anche parlato dell'esonero di Orazi: "Una gran brava persona, preparata e intelligente ; io, però, per il bene della società non posso guardare in faccia ad alcuno. Credo che Bigon sia la persona adatta per dare alla squadra nuovo entusiasmo e voglia di lottare". Ieri sera, raggiunto telefonicamente nel ritiro di Villa Pigna, capitan Zanoncelli, chiaramente commosso, ha rilasciato una dichiarazione a nome della squadra: "Rozzi sta combattendo la battaglia più difficile: lotta per la vita. Siamo idealmente tutti vicini al presidente a cui ci sentiamo legati affettivamente oltre che professionalmente. Sappiamo quanto sia importante non solo per l'Ascoli, ma anche per l'intera città che lo stima e lo ama".

 

 

Domenica 18 dicembre 1994

 

ANSA/TELEVIDEO

 

Ascoli: è morto Costantino Rozzi.

 

Costantino Rozzi, 65 anni, presidente dell'Ascoli, è morto oggi pomeriggio alle ore 16.20 nel reparto di rianimazione dell'ospedale Mazzoni di Ascoli Piceno dove era stato ricoverato e subito sottoposto ad intervento gastro-duodenale in seguito ad emorragia gastro-intestinale. L'imprenditore soffriva da tempo per un tumore al colon e si sottoponeva periodicamente ad una serie di terapie. Una prima operazione un anno fa a Milano. Rozzi era sposato con la signora Franca Rosa e lascia 4 figli, 3 femmine e 1 maschio. Era molto popolare, anche per le frequenti apparizioni televisive.

 

 

Nel corso della giornata seguono accorati ricordi a Tutto il calcio minuto per minuto,

Novantesimo minuto, Domenica sprint e La Domenica Sportiva.

 

 

Lunedì 19 dicembre 1994

 

Titoli - prime pagine

 

Calcio in lutto: è morto Rozzi. Popolare presidente del miracolo-Ascoli

Un'emorragia interna, un disperato intervento chirurgico all'addome nella notte: Costantino Rozzi, già minato da una grave malattia, non ha resistito ed è morto nella sua Ascoli. Costruttore edile, Rozzi aveva realizzato il suo capolavoro proprio edificando da presidente-padrone una società che ha saputo tenere per 26 anni nel grande calcio. Sono famose le sue polemiche, soprattutto televisive, sui costi imposti dai club più ricchi. (Gazzetta dello Sport)

 

Addio Costantino. Vulcano Rozzi, ci mancherai

Il calcio perde uno dei suoi personaggi più simpatici. Aveva 65 anni.

Era decano dei presidenti. Ascoli piange. (Corriere dello Sport-Stadio)

 

E' morto Rozzi. Aveva 65 anni. Fu bandiera del calcio provinciale

Il vulcanico presidente dell'Ascoli soffriva da tempo per un tumore. (Tuttosport)

 

Rozzi, addio. Il presidente dell'Ascoli si è spento ieri in ospedale. Fu il Savonarola del nostro calcio.

Ascoli. Costantino Rozzi, il battagliero presidente dell'Ascoli, è morto ieri pomeriggio nel reparto rianimazione dell'Ospedale Mazzoni di Ascoli Piceno, dove era stato ricoverato d'urgenza sabato. Soffriva da tempo di un tumore al colon. Rozzi, 65 anni, era diventato n.1 del club nel 1968 e lo aveva sempre diretto con sanguigna irruenza (pochi giorni fa l'ultimo ruggito: aveva ritirato la squadra dal torneo italo-inglese per presunte vessazioni arbitrali). Rozzi fu sempre del calcio un Savonarola, con il difetto però di essere divertente, e dunque di venire usato più da Biscardi che da un Catone. Col suo darsi da fare per apparire violento e bizzarro insieme, voleva sempre sculacciare il mondo del pallone, mai ferirlo. (La Stampa)

 

La morte di Costantino Rozzi

Aveva 65 anni, è scomparso proprio nel giorno in cui il suo Ascoli tornava al successo.

Storia di un presidente che combatteva gli alti ingaggi, un modello di provincia. (La Repubblica)

 

Calcio in lutto. Morto Rozzi, presidente ruspante

E' morto ieri ad Ascoli dopo una lunga malattia Costantino Rozzi, 65 anni, presidente del club marchigiano da 26 anni.

Era un personaggio genuino e molto amato nel mondo del pallone. (Corriere della Sera)

 

Addio a Rozzi, l'Ascoli era lui

Ascoli, Costantino Rozzi, 65 anni, presidente dell'Ascoli dal 1968, è morto all'ospedale Mazzoni di Ascoli, dov'era stato ricoverato d'urgenza per un'emorragia intestinale. Da tempo soffriva per un tumore al colon. Popolarissimo, era il presidente più anziano del calcio italiano. (Il Giornale)

 

Ascoli, è morto Rozzi

Il calcio è in lutto per la morte di Costantino Rozzi, 65 anni, da 26 presidente dell'Ascoli, ucciso da un'emorragia intestinale.

 

E' morto Rozzi, presidente dell'Ascoli

... Intanto il calcio piange la morte di Costantino Rozzi, presidente dell'Ascoli, deceduto per un male incurabile.

 

Muore Costantino Rozzi, il presidente che aveva inventato l'Ascoli

 

E' morto Rozzi, il presidente dell'Ascoli (L'Unità)

 

Ascoli. Addio Rozzi, il re del calcio di provincia

 

E' morto Rozzi, presidente d'assalto

 

 

Le cronache

 

In lacrime per Re Costantino (Alfredo Pedullà, Corriere dello Sport-Stadio)

Ascoli e il calcio italiano sono in lutto: è morto ieri alle 16,20 il decano dei presidenti.

Il pomeriggio triste della “sua” città. Il pianto di Bigon: “Era diverso dagli altri personaggi del nostro mondo”.

Quel biglietto di Berlusconi, il ricordo della squadra: “Ora chi ci proteggerà ?”.

 

Alle 16.23, l’Ascoli sfila nel sottopassaggio. Non c’è la minima traccia di una vittoria appena conquistata, un 3-0 secco secco. Zanoncelli chiede: “Come sta il presidente ?”. Rozzi è morto da 5 minuti, nessuno sa. Si avvicina il dottor Formica: “Stazionario, Zano. Speriamo…”. Ecco Bierhoff: non parla, non lancia quesiti, gli scivolano 2-3 gocce di sudore che sembrano lacrime. Incocciati si tormenta la barba lunga di 3 giorni. Il gol, ma quale gol ? Arriva Bigon. Chiude gli occhi per mezzo secondo, si trattiene. Anticipa l’assalto di televisioni pubbliche e private. “Scusate, non riesco a gioire. Devo correre all’ospedale. Come dite ? Ah, già, abbiamo vinto 3-0… Sì, le interviste… Rapidissime, abbiate pazienza. A che serve parlare di calcio ?”. Albertino svicola, col passo da centometrista. Lo attende una macchina con il motore che “canta”. Da lì all’ospedale saranno 4 minuti senza traffico. Squilla il telefonino di Nello De Nicola, assunto l’estate scorsa con la motivazione “consulente tecnico del presidente”. Qualcuno, dall’altro capo, annuncia: “E’ morto”. De Nicola tiene tutto dentro, raggiunge Bigon. “Andiamo a consumare gli ultimi spiccioli di speranza”. Appena giunti al “Mazzoni”, la conferma. “Rozzi è morto, alle 16.20”. Dieci, quindici tifosi. Ma è un capannello che si ingrossa, secondo dopo secondo. Bigon lascia su una seggiola il cappotto marrone, si sistema in un angolino. Si copre il viso con la mano destra: piange. Alza uno sguardo, nota che la gente lo fissa. Chiede: “Accompagnatemi subito in albergo”. Racconterà più tardi: “Sabato mi aveva parlato dell’Ascoli ma anche delle sue aziende. Mi era simpatico perché io ho sempre diffidato dei presidenti urlatori, estroversi. Il mio carattere è agli antipodi. Però, Rozzi era diverso… Avevamo preso un appuntamento per domenica sera… Scusatemi, non riesco ad andare avanti…”. Emidio Gaspari è l’amministratore delegato. “Lo conosco da 26 anni. Nel 1968 lavoravo in banca, mi presentai da lui in sede. Gli chiesi di darmi una mano per un fido, mi rispose: “Perché non entri nell’Ascoli ?”. Detto, fatto. Un amico ? Di più. Un fratello ? Di più. Nel ’92 mi chiese di accettare l’attuale carica per prendermi qualche responsabilità in un momento difficile. Accettai. Adesso finisce un mondo, finisce una storia. Chi era Costantino ? Un generoso. Un uomo umanissimo, unico. Dieci anni fa aveva regalato al padre Guido, muratore in pensione, una vigna a Castoreto. Erano 22 ettari, adesso sono 200… Non incontrerò più una persona come lui. Ha costruito 6 stadi (Ascoli, Benevento, Campobasso, Avellino, Lecce e Ancona, ndr), non stava un attimo fermo. Anche con la malattia, sempre nei cantieri, sempre disponibile. In coppia con il fratello Elio, quasi coetaneo. Venerdì a Milano, nella riunione di Lega, Berlusconi mi consegnò un biglietto: “Caro Costantino, ti aspettiamo presto. Cordiali saluti, Silvio”. L’aveva scritto sul menu della cena… E adesso sapete qual è la verità ? Senza Costantino, diventeremo timidi timidi: chi ci darà protezione ? Chi correggerà i nostri errori ?”. Nello De Nicola è un robot. Parla per forza d’inerzia. “Ci stimavamo da una vita, ma avevamo cominciato a lavorare assieme solo dalla scorsa estate. Il suo pregio ? La schiettezza. Venerdì scorso mi rintracciò a Roma. Ero appena reduce da un piccolo intervento, Rozzi intimò a mia moglie Elide: “Ordina a Nello di restare a casa. Altrimenti, mi arrabbio davvero”. Vi basta per capire l’uomo ?”. Un operaio singhiozza e balbetta: “Oh, Custantin…”. Bierhoff si alza il bavero del cappotto e mormora: “Avevamo fatto una scommessa sulle mie possibilità di andare a giocare in un grande club di A. Quando firmai il triennale, fu tenero tenero: “Oliver, adesso siamo diventati soci”. Sono triste, tristissimo”. Zanoncelli, il capitano, sfoglia l’album dei ricordi: “Arrivai ad Ascoli impaurito. Pensai che con un presidente così avrei avuto mille problemi. Dio, come sbagliavo…”. Marcato non riesce a completare la frase: “Una stretta di mano fortissima, sabato sera in ritiro…”.

 

 

Guidava l’Ascoli dal 1968, lo portò in serie A ed a sfiorare l’Europa

(Andrea Montemari, Corriere dello Sport-Stadio)

 

Costantino Rozzi avrebbe compiuto 66 anni il prossimo 11 gennaio. Da giovane aveva dedicato il tempo libero ai violini, passione ereditata dal nonno materno, provetto liutaio. Si era diplomato come geometra nel 1948 risultando il più bravo all’esame di maturità, tant’è che l’allora preside dell’Istituto Tecnico, il professor Campobasso, lo premiò con un libretto a risparmio di 10.000 lire ! Fin da giovane si faceva apprezzare per la sua generosità e per le doti umane. Trascorreva i pomeriggi a dar ripetizioni, naturalmente gratuite, ai compagni di scuola. Il suo grande cruccio è rimasto quello di non aver conseguito la laurea in ingegneria. Terminati gli studi inizia a lavorare nel cantiere edile di proprietà paterna. Nel frattempo conosce la signora Franca che diverrà sua moglie e dalla quale avrà 4 figli: Fabrizio, Anna Maria, Antonella ed Alessandra. Del calcio si accorge solo la domenica, ma lo induce a vibrate proteste, perché le auto dei tifosi, parcheggiate davanti alla villetta che aveva nei pressi dello stadio, gli ostruiscono il passaggio. Il 6 giugno 1968 il suo “odio” per il pallone diventa amore. Il tutto nasce per caso. Il consiglio direttivo dell’Ascoli calcio lo convince ad assumere la carica di presidente. Lui accetta, ma tiene a precisare che resterà solo per un anno. Da quel giorno non lascerà più. Al quarto anno della sua gestione arriva la promozione in B. Rozzi non si accontenta, vuole la massima serie, che puntualmente arriva il 9 giungo 1974. L’Ascoli nel suo albo d’oro vanta 14 campionati di A. Nella stagione ’79-80 sfiora addirittura l’Uefa. Il quarto posto finale non è sufficiente per conquistare l’accesso alla manifestazione. Rozzi è passato alla storia come un presidente mangia allenatori: 14 i tecnici che ha esonerato in 26 anni di presidenza ; 19 quelli che hanno lavorato alle sue dipendenze. Celebri le sue battaglie televisive in difesa delle squadre provinciali e le diatribe con gli arbitri. Grazie a lui, alla sua immagine, alla sue aziende, la città viene conosciuta nel mondo. Nel 1985 riesce addirittura a portare ad Ascoli la nazionale di Enzo Bearzot campione del mondo. Costantino Rozzi era il decano dei presidenti di calcio.

 

 

Una domenica triste per tutti: il calcio italiano ha perso Costantino Rozzi (Enzo Belforte, Tuttosport)

Il presidente dell’Ascoli in 26 anni ha dimostrato che esiste un modo per far vivere e prosperare il football in provincia

 

Da tempo si sapeva che Costantino Rozzi stava male. Per questo aspettavamo con ansia ogni sua uscita pubblica: era la conferma che il vecchio combattente era sempre in campo. E lui non ci deludeva. E pensare che stava male. Come 2 mesi fa: a Milano, mentre sosteneva la solita terapia, ebbe un aggravamento per intossicazione da medicinali. Ma si è subito ripreso, pronto a strigliare la squadra che stentava con il blocco degli stipendi. E a cambiare l’allenatore (da Colautti a Orazi). L’altra settimana un nuovo ruggito. La sconfitta in casa con l’Ancona nella prima semifinale dell’Anglo-italiano con le accuse all’arbitro Beschin e la decisione clamorosa: “L’Ascoli non giocherà la partita di ritorno”. Non l’aveva digerita, quella delusione. Ma questo non era bastato a scuotere i suoi. E allora, lunedì scorso, un altro cambio di allenatore: fuori Orazi, dentro Bigon. Con l’immancabile richiesta: “Voglio la promozione: subito”. Parole che erano fatti, per Costantino Rozzi. E venerdì, prima dell’ultimo attacco del male, aveva caricato l’ambiente per un altro derby, quello della riscossa. Purtroppo non ha potuto neanche accorgersi che il suo Ascoli, finalmente, era rinato battendo il Pescara. Ma ha cessato di vivere poco dopo la conclusione della partita, come se una forza interna lo tenesse legato alla sua squadra. L’ultima mossa è stata vincente, ancora una volta. Queste forse sono coincidenze, segni che viene da leggere con la nostalgia per una persona perduta. E il calcio italiano ha perso molto con la morte di Rozzi. Ha perso un presidente appassionato e interessato, quindi strettamente legato alla sua società. Perché il legame aveva forti vincoli materiali. “Io non ho pubblico –ripeteva sempre– per me il calcio è solo spese”. Ma sapeva benissimo che il calcio era stato la sua fortuna, perché gli aveva portato popolarità e occasioni di lavoro e sviluppo per le sue imprese. Proprio nel lungo periodo d’oro delle commesse pubbliche, dove occorreva anche “essere qualcuno” e avere “buone relazioni”. In questo il calcio ha aiutato molto Rozzi. E lui in cambio si è conservato questo “privilegio” con seria professionalità. Come testimoniano le 5 promozioni (una in serie B e 4 in A) e le 14 stagioni trascorse nella massima serie, la metà di una presidenza lunga ben 26 anni. Il nostro calcio ha bisogno di questi presidenti. Imprenditori che sanno quanto vale il calcio, ma che soprattutto sanno prenderne i vantaggi senza distruggere il giocattolo. Che le energie le mettono per sostenere la squadra nelle partite cruciali, non nelle passerelle davanti a microfoni e telecamere. Perché anche quando andava in tv, Rozzi faceva spettacolo con la passione e sostanza con la serietà degli argomenti. Come al Processo di Biscardi, dove dava lezioni di concretezza. Che spesso sono meglio di certe discutibili lezioni di stile.

 

 

Ascoli piange Rozzi (Gianfilippo Centanni, Tuttosport)

Il presidentissimo dei bianconeri è morto poco dopo la vittoria della sua squadra.

Il decesso è avvenuto in seguito all’emorragia intestinale intervenuta sabato.

Inutile l’intervento chirurgico tentato nella notte. Da tempo Rozzi lottava contro il male.

Le lacrime dei giocatori, dei dirigenti e di tutta una città.

In settimana aveva cambiato l’allenatore e aveva dato una scossa all’ambiente.

 

“Voglio assistere al derby dalla tribuna stampa: le partite dall’alto si vedono meglio”. Venerdì scorso, tornato da Milano dove si era sottoposto a 3 giorni di terapia in clinica, Costantino Rozzi aveva espresso questo desiderio. Inappagato. Il male, tremendo e inesorabile, lo ha ghermito. Costantino Rozzi è spirato alle 16.20 di ieri, pochi minuti dopo che l’Ascoli aveva battuto il Pescara. Nessuno ha gioito per un successo tanto atteso. In lacrime prima della partita, i giocatori bianconeri hanno lasciato lo stadio piangendo. E intanto l’amministratore delegato Emidio Gaspari era corso all’ospedale, quasi per un terribile presagio. Il dramma – Durante il pomeriggio di sabato, Rozzi si era sentito male nella sua abitazione. Trasportato d’urgenza al pronto soccorso dell’ospedale Mazzoni, gli è stata diagnosticata una gastrite da choc emorragico. In coma, trasferito nel reparto di rianimazione, Rozzi è apparso in condizioni disperate, ormai in fin di vita. I sanitari hanno allora deciso di sottoporlo a un intervento chirurgico: erano le 21,30. L’operazione, eseguita dall’equipe del primario Nicola Tomassini, presente anche il dottor Michele Ragno neurologo al Mazzoni e genero di Rozzi, è durata fino alle 0,30 di ieri. Rozzi aveva perso molto sangue: necessarie numerose trasfusioni. Ininterrottamente, al capezzale di Costantino Rozzi, la moglie Franca Rosa, i figli Fabrizio, Anna Maria, Antonella e Alessandra, il fratello Elio vice presidente dell’Ascoli. L’irreversibilità della situazione si è rivelata in tutta la sua terribile realtà. Comprensibile l’unanime partecipazione emotiva. La città, la gente, hanno vissuto il dramma con un’accorata coralità di sentimenti. Fuori dall’ospedale, si è subito adunata una silenziosa folla di tifosi. La camera ardente è stata allestita nell’obitorio del nosocomio cittadino. Tra i primi ad esprimere l’accorato cordoglio della comunità, il sindaco Nazzareno Cappelli. L’uomo – “Francamente non riesco a capire come tanta gente si diverta a vedere chi corre dietro ad un pallone”. Finchè non lo hanno coinvolto nei destini dell’Ascoli, di cui è diventato presidente il 6 giugno 1968, Costantino Rozzi giudicava il calcio un trascurabile passatempo. Lo aveva confessato lui stesso. Nato l’11 gennaio 1929, diplomato geometra, laureato honoris causa in sociologia all’Università di Urbino, al vertice di un’azienda con un migliaio di dipendenti, Rozzi con la sua mentalità imprenditoriale e con un’incredibile carica di simpatia ha propiziato i successi dell’Ascoli salito in B nel ’72 e in A – sempre con Mazzone allenatore – 2 stagioni dopo. Proprio nell’estate del 1974 Rozzi in 100 giorni aveva realizzato lo stadio Del Duca per la massima divisione. Sotto la sua gestione l’Ascoli ha collezionato 5 promozioni, contrappuntate da 4 retrocessioni. L’ultima, la più cocente, doveva essere riscattata in questo campionato. Era la spiccata volontà del Presidentissimo: “Mai stato per 3 stagioni in B! Ho il diritto-dovere di tentarle tutte per riportare in alto l’Ascoli”. Sicchè all’allenatore Colautti era subentrato Orazi sostituito 7 giorni fa da Bigon. Durante le recenti settimane l’attività di Rozzi era diventata più intensa, febbrile: sembrava che lo stimolasse il presentimento di non riuscire a realizzare lo scopo di restituire l’Ascoli a quella serie A da lui bramata con un fervore pari alla tenacia e all’affetto con cui, malgrado i molteplici impegni di lavoro, dirigeva il sodalizio bianconero. Decano dei presidenti, già in prima linea nelle battaglie calcistiche, polemico e vulcanico, stimolato da una vitalità contagiosa, Costantino Rozzi era tornato in trincea: “Devo recuperare il tempo che ho perso per via del male”. Diamine se stava recuperando! L’andamento e l’esito del derby casalingo dell’8 dicembre, contro l’Ancona, gara di andata della semifinale dell’Anglo-italiano, avevano fatto registrare una decisione clamorosa: “Ad Ancona con l’Ascoli non ci torno”. Quando si dice il destino: purtroppo Costantino Rozzi con l’Ascoli non tornerà in Ancona. Assisterà alla partita dall’alto. Di lassù la vedrà meglio.

 

 

Ascoli, dedicato a Rozzi (Giuseppe Silvestri, Gazzetta dello Sport)

Una città in lutto e una vittoria che passa in secondo piano.

Allo stadio arriva la notizia più triste: è scomparso il presidente-papà

Soffriva da tempo per un tumore al colon. In un’intervista, venerdì sera,

aveva dichiarato: “Quando non sarò più in panchina vorrei continuare a

vedere il mio Ascoli che gioca a buoni livelli”.

 

Alle 16.20 il cuore di Costantino Rozzi ha cessato di battere. Era l’ultimo legame che univa il presidente alla vita. A nulla sono valsi gli sforzi dei sanitari dell’Ospedale Mazzoni, inutile anche l’intervento chirurgico effettuato nella notte dall’equipe del professor Tomassini. Che la situazione fosse disperata i medici lo avevano capito fin dal momento del ricovero, venerdì pomeriggio. Durante l’operazione effettuata in nottata, vista la gravità della situazione, erano state spazzate via anche le ultime speranze. Rozzi aveva perso tanto sangue, il suo corpo stava smettendo di vivere, soltanto un miracolo poteva, a quel punto, salvarlo. Al termine dell’intervento è stato ricondotto nel reparto di rianimazione. La moglie Franca, i figli Anna Maria, Fabrizio, Antonella e Alessandra, i parenti e i più stretti collaboratori, sono rimasti al suo capezzale, sperando nell’impossibile. Ieri, durante l’intervallo della partita, l’amministratore delegato Gaspari, visibilmente commosso, ha dichiarato che ormai non c’erano più speranze. Poco dopo la fine della partita, Rozzi è morto. La notizia in pochi minuti è arrivata allo stadio ed ha fatto il giro dell’intera città, che naturalmente l’ha accolta con viva commozione. Alle 17.30, tifosi, giocatori, amici e parenti erano già all’ospedale Mazzoni, ma non hanno potuto rendere omaggio alla salma perché la camera ardente sarà allestita solo stamani. I funerali, invece, si svolgeranno domani alle ore 11, presso la cattedrale. Costantino Rozzi soffriva da tempo di un tumore al colon. Era già stato sottoposto ad un intervento chirurgico e continuamente si recava preso una clinica milanese per effettuare terapie mediche. Durante quest’ultima settimana le sue condizioni s’erano fatte più difficili, tanto che aveva confidato ai suoi collaboratori di non sentirsi troppo bene. Nonostante tutto aveva continuato a pensare all’Ascoli. E la città si era commossa venerdì sera quando, durante un’intervista televisiva, aveva dichiarato: “Sono stato sempre un attaccante, poi mi sono trasformato in regista cercando di mandare in gol i miei figli. Ora sto facendo di tutto per le mie imprese e per la mia società. Quando non sarò più in panchina, dall’alto della tribuna, vorrei continuare a vedere il mio Ascoli che gioca a buoni livelli”.    

 

 

Le reazioni

Ascoli piange la morte di Costantino Rozzi. La squadra ha lasciato lo stadio sconvolta. Il capitano Zanoncelli ha appreso la notizia in sala stampa: “Abbiamo giocato solo per lui. L’avevo visto poco prima del ricovero, era davvero affaticato”. Molto toccato Beppe Incocciati: “Le partite di campionato perdono importanza di fronte ai drammi della vita”. In lacrime l’amministratore delegato Gaspari: “Sono sconvolto. Cercheremo di continuare la sua opera, questo era il suo volere”. Triste anche il nuovo allenatore, Albertino Bigon: “I giocatori sono entrati in campo con l’angoscia nel cuore”. Disperato il ds Armillei: “Abbiamo lavorato insieme per 26 anni”. Il direttore generale De Nicola: “Trattava tutti con immensa carica umana, è una grande perdita per il mondo del calcio”. Il sindaco di Ascoli, Nazzareno Cappelli, proporrà di intestare a Rozzi il piazzale antistante lo stadio Del Duca. Il ricordo commosso di Mazzone “Gli sarò sempre riconoscente”.

 

 

Quante salvezze nel segno di un amore (Franco Mentana, Gazzetta dello Sport)

Rozzi era un presidente appassionato. Al suo Ascoli aveva dedicato entusiasmo, amore e soldi.

Oltre alle 4 promozioni in A restano nella memoria soprattutto le 5 salvezze ottenute con Mazzone in panchina.

 

Quando sabato pomeriggio Costantino Rozzi era stato colpito da un’emorragia intestinale, i giocatori avevano giurato di battersi per il presidente che lottava tra la vita e la morte. E così hanno fatto, giocando alla grande. Un gesto davvero commovente. Promisero pure, i giocatori, di lottare affinchè si realizzasse la promessa di Rozzi: “Dovessimo tornare quest’anno in serie A, non retrocederemo più”. Un’altra promessa-scommessa delle sue, per caricare i giocatori. Siccome lui credeva nei mezzi tecnici della squadra, stanziò anche la cifra-premio: un miliardo a disposizione in caso di promozione. Una cosa è certa: Rozzi ultimamente si era riavvicinato all’Ascoli. Lo notavano i giornalisti del capoluogo marchigiano, ne erano certi gli stessi giocatori, sempre più sorpresi dalle attenzioni del loro presidente. Costantino Rozzi lottava per vincere i suoi guai fisici, la clinica di Milano era diventata la sua seconda casa. Sperava di vivere ancora per poter tornare per la quinta volta in A. Un piccolo record per sé, come presidente, e per la città che era riuscita, con Carletto Mazzone, a salvarsi dalla retrocessione per ben 5 volte. Fu il periodo durante il quale Mazzone ci confidò che era più facile per una grande squadra vincere gli scudetti che per l’Ascoli salvarsi. E allora Costantino Rozzi un giorno si chiese se era una prerogativa di Mazzone riuscire a salvare l’Ascoli. Avvenne così che le casacche bianconere cominciarono a rotolare verso il basso della classifica. Rozzi, però, fu il primo a riconoscere che Mazzone era stato il più bravo fra tutti i suoi allenatori e che era stato un errore non accorgersene in tempo. Costantino Rozzi era il presidente più longevo tra quelli che reggono le sorti delle società di calcio di A e B. E’ stato alla guida dell’Ascoli per 26 anni. Ora che non c’è più, che ha perduto l’ultima più difficile battaglia, al centro marchigiano manca un personaggio chiave, quel Costantino Rozzi che costituiva il punto di riferimento per il calcio e per l’imprenditoria. Rozzi era un costruttore impegnato soprattutto nell’edilizia. Si specializzò nella costruzione di stadi di calcio e apprestò a tempo di record quello di Ascoli (per la promozione della squadra in A nel ’73-74), quelli di Avellino, Benevento, Campobasso, Lecce e Ancona. Preparato, brillante, vulcanico, grandissimo lavoratore, spesso contestatore degli arbitri, Rozzi si scontrò molto spesso con i suoi colleghi, in Lega, su certe decisioni in materia di economia. Pretendeva, per esempio, che Federcalcio e Lega avessero un occhio di riguardo per le società di provincia, senza le quali, sosteneva, i grandi club non avrebbero potuto divertirsi. Pretendeva pure che la percentuale toccata ai club in viaggio venisse aumentata al 20 %. Naturalmente gli risero in faccia. E lui se la legò al dito.

 

 

Rozzi, il costruttore del miracolo (Bruno Ferretti, Il Messaggero)

E’ morto ieri pomeriggio Costantino Rozzi: tra pochi giorni avrebbe compiuto 66 anni. Era in sella dal giungo del 1968.

Il suo piccolo Ascoli arrivò a lottare coi grandi. Addio al presidente di provincia. Partito dal nulla, lascia un impero di

centinaia di miliardi. La storia di un personaggio unico e delle sue battaglie: conto arbitri, stranieri, ingaggi.

 

“Ma chi sono quei pazzi che trascorrono la domenica pomeriggio dentro uno stadio per vedere la partita ?”. Costantino Rozzi, nei suoi primi 40 anni, non si era mai interessato di calcio e quando la domenica si trovava a passare dalle parti del Del Duca (a quei tempi abitava poco distante) si interrogava sulle ragioni -a lui sconosciute- che potevano indurre la gente ad appassionarsi così. Lui, geometra, in quegli anni Sessanta era in tutt’altre faccende affaccendato. Poi alcuni amici che conoscevano la sua intelligenza di imprenditore emergente, le sue doti di trascinatore, lo convinsero a entrare nel direttivo della squadra di calcio che si barcamenava in serie C e aveva bisogno di sostegno. Costantino Rozzi divenne presidente della Del Duca Ascoli nel giungo del 1968 e in breve fu conquistato dal nuovo ruolo. Il calcio divenne la sua passione. La sua vita. “Io voglio vincere -disse alla prima riunione del Consiglio direttivo- noi dobbiamo andare in serie A”. Sembrava una battuta e alcuni si misero a ridere. Terzo posto nel suo primo campionato di C (68-69) poi, nei primi anni Settanta, la grande ascesa: con 2 promozioni in 3 anni Costantino, che nel frattempo aveva conquistato la simpatia popolare ed era diventato il “presidentissimo”, portò la squadra in serie A (73-74). Non si chiamava più Del Duca Ascoli (dal nome del primo presidente mecenate) ma Ascoli Calcio. Costantino Rozzi presidente, Carlo Mazzone allenatore. Cominciava la leggenda bianconera. Una città di poco più di 50.000 abitanti riusciva ad esprimere oltre 30.000 spettatori. Un record. Un miracolo calcistico ! Il miracolo di Costantino Rozzi. 14 campionati di serie A tra promozioni (4) e retrocessioni, l’orgoglio di competere alla pari con i grandi club: Rozzi ha regalato un sogno ad Ascoli facendola emergere dall’anonimato della provincia. E’ stato non solo il presidente della squadra di calcio ma un uomo-simbolo, un trascinatore, un punto di riferimento. Emblematica la frase scritta da mano ignota a caratteri cubitali su un muro all’imbocco della superstrada Ascoli-Mare da lui costruita: “Custandì, tu ca jè la nostra voce… fatte sentì”. Lui era fiero di interpretare il sentimento popolare, di essere il portavoce di una intera comunità. Rozzi imprenditore scaltro. Aveva diversificato le sue attività costruendo, insieme al fratello Elio, un gruppo industriale di circa 1000 dipendenti: gran parte dell’economia ascolana ruota intorno al nome di Rozzi. Edilizia (ponti e strade ma anche stadi e impianti sportivi), vino (la sua cantina di Castorano produce ogni anno milioni di litri che vengono anche esportati), 4 alberghi nonché compartecipazioni in molte altre attività: Costantino Rozzi era un vulcano inesauribile, trasmetteva carica come pochi altri. Aveva mille impegni, era preso da mille pensieri ma quando c’era di mezzo l’Ascoli mollava tutto e tutti. Rozzi precursore. Aveva capito con largo anticipo che il calcio, continuando a sperperare denaro in maniera scriteriata, sarebbe finito in un tunnel. Lo aveva urlato nelle trasmissioni televisive mettendo in guardia Coni, Federazione e società: restano famose alcune sue crociate contro gli arbitri e contro i calciatori stranieri in difesa delle piccole società ma anche come tutela della Nazionale. Si era battuto (invano) per il sorteggio arbitrale, aveva contestato il Palazzo troppo sensibile alle volontà dei potenti, magari a danno delle provinciali. “Dobbiamo avere uguale dignità, uguale trattamento. Altrimenti che si faccia una serie A/2. Ma non prendiamoci in giro” ripeteva Rozzi. La schiettezza era una delle sue doti migliori: non sapeva fingere. Costantino Rozzi non era solo l’uomo che urlava, che parlava in dialetto anche in pubblico, che combatteva la scaramanzia portando calzini rossi, l’uomo che offriva all’esterno un’immagine ruspante. Era anche un uomo sensibile, ricco di saggezza. Cavaliere del lavoro, già presidente di associazioni (ma non si era mai voluto impegnare in politica), 8 anni fa Rozzi aveva ricevuto la laurea honoris causa in sociologia dal prof. Carlo Bo, rettore dell’Università di Urbino. Amava la sua terra come se stesso e rispettava le tradizioni popolari con scrupoloso impegno. Lavoratore infaticabile fino all’ultimo, aveva sempre condotto una vita semplice lontano dagli sfarzi che pure la sua ricchezza gli avrebbe potuto consentire. Pochi giorni fa (8 dicembre) aveva festeggiato il Nataletto con alcuni amici e collaboratori nella sua casa di campagna e parlando aveva pronunciato una frase che potrebbe essere interpretata come un suo modello: “La vita riserva attimi di gioia e anni di sofferenze. L’importante è trasformare gli attimi in ore e gli anni in minuti”. Lui c’è riuscito. Alla moglie Franca e ai figli Fabrizio, Anna Maria, Alessandra e Antonella, che gli sono stati accanto fino alla fine, Rozzi lascia esempi e insegnamenti di inestimabile valore umano e morale. Ascoli è in lutto. Non solo Ascoli sportiva. La perdita è stata enorme, a tutti  i livelli. Prefetto e sindaco sono stati fra i primi a testimoniare solidarietà alla famiglia. Gruppi di tifosi, appresa la triste notizia, si sono recati in ospedale con le bandiere dello stadio. In curva sud durante la partita col Pescara è apparso uno striscione “Presidente vinci per noi”. Non ce l’ha fatta. Molti ascolani ieri sera piangevano. Piangevano l’uomo, il presidente perduto. E dell’Ascoli calcio che sarà ? E’ una delle aziende di famiglia e quindi dovrà essere la famiglia a continuare l’opera di Costantino. Proprio rispettando la sua volontà e seguendo il suo esempio. Che è stato grande.

 

 

Ascoli Story (Bruno Ferretti, Il Messaggero)

In serie A 14 stagioni. Addirittura 5° nel fantastico 79-80

 

14 campionati di serie A tra promozioni e retrocessioni. Sotto la presidenza Rozzi, l’Ascoli Calcio, regina delle provinciali, ha vissuto probabilmente una favola irripetibile per una piccola società di provincia espressione di una città di neppure 60.000 abitanti quale Ascoli. La prima storica conquista è stata nel campionato 73-74 con Carlo Mazzone allenatore, la seconda promozione è datata 77-78 (in panchina c’era Mimmo Renna), la terza nell’85-86 (Boskov D.T. e Sensibile allenatore), la quarta nel 90-91, targata Nedo Sonetti. Il piazzamento migliore ottenuto dall’Ascoli resta quello del campionato 79-80 quando si classificò al quinti posto dietro Inter, Juve, Milan e Torino, sfiorando la qualificazione Uefa. In panchina c’era Gibì Fabbri. Di assoluto valore anche il sesto posto conquistato nel campionato 81-82 quando Rozzi aveva richiamato il suo primo allenatore, Mazzone. Ma ogni salvezza, magari conquistata all’ultima giornata, assumeva per i bianconeri il valore di uno scudetto. Tra i successi del presidente ascolano anche la conquista della Mitropa Cup nella stagione 86-87 con Ilario Castagner in panchina.

 

 

Ascoli, tre gol dedicati a Rozzi (Alessandro Borghese, Nuovo Totoguida Sport)

Tutto il calcio piange il vulcanico presidente che 26 anni fa prese i bianconeri e li portò dalla C alla A. Tutto il calcio piange la perdita di Costantino Rozzi. Il presidentissimo dell'Ascoli è deceduto domenica pomeriggio. Se ne è andato al novantesimo. L'Ascoli, il suo Ascoli, il grande amore della sua vita, l'ha salutato con tre reti e la vittoria sul Pescara in un derby difficile e importante per la salvezza. Per oltre un quarto di secolo, Costantino Rozzi si è dedicato totalmente al calcio. Nessuno è stato ai vertici di una società di calcio quanto lui. Nel 1968 fece il suo ingresso nell'Ascoli, una squadra che allora giocava nel campionato di serie C. Diceva di non sapere molto di questo sport, ma cosa poteva impedire al suo Ascoli di arrivare ai vertici del professionismo ? Era un uomo di volontà e lo dimostrò: la sua squadra giocò per 14 anni in serie A, festeggiando una promozione in B e 4 nella massima serie. Lanciò personaggi come Carletto Mazzone e Vujadin Boskov. A lui si deve la crescita del calcio in gran parte dell'Italia centrale. Verrà ricordato per il suo lavoro, per la sua dedizione allo sport, in genere e al calcio in particolare, per la sua immensa carica d'umanità e di simpatia, che tutti gli sportivi hanno potuto apprezzare in occasione delle sue frequenti apparizioni televisive, in cui si ergeva a paladino dei club di provincia nell'impari lotta con le cosiddette "grandi". Per la sua attività sociale, l'Università di Urbino gli aveva riconosciuto, di recente, una laurea honoris causa in sociologia…

 

 

Un modo tutto suo di essere presidente (Piero Zagami, Nuovo Totoguida Sport)

Vulcanico e risparmioso ma innamorato della città fino a diventare un mangia allenatori. Il compianto Costantino Rozzi riusciva comunque a far quadrare i conti portando la squadra in serie A. Guidava l'Ascoli dal '68, gli fece conoscere la A e sfiorare i tornei continentali ; in panchina soffriva e partecipava al punto di mimare tiri in porta, passaggi, parate. Inarrestabile nella polemica, è stato fra i presidenti più squalificati d'Italia. Un caro personaggio che nessuno dimenticherà.

 

 

Ascoli in lutto. Addio a Rozzi presidente di un altro calcio

 

Per anni è stato protagonista irrefrenabile del teatrino domenicale, un dominatore della ribalta televisiva che si apriva al termine delle partite del campionato di calcio e su cui lui saliva, irruente, vulcanico, tagliente, nella sua qualità di presidente ma soprattutto padrone incontrastato dell'Ascoli. Ieri Costantino Rozzi è morto. Alle 16.20, nel reparto rianimazione dell'ospedale Mazzoni di Ascoli, dove era stato ricoverato sabato. Aveva 65 anni. Il presidente dell'Ascoli era entrato in coma dopo un intervento chirurgico eseguito nella notte di sabato a seguito di un'emorragia, dall'équipe guidata dal primario di chirurgia dell'ospedale del capoluogo piceno, Nicola Tomassini. Rozzi aveva perso molto sangue e le sue condizioni erano apparse subito disperate. L'imprenditore soffriva da tempo per un tumore al colon e si sottoponeva periodicamente ad una serie di controlli e terapie. Proprio venerdì scorso aveva fatto ritorno ad Ascoli dopo essere stato dimesso da una clinica di Milano dove, circa un anno fa, aveva subito un'operazione all'intestino. Nato l'11 gennaio del '29, ascolano purosangue, Costantino Rozzi vantava la più lunga presidenza alla guida di una società sportiva: era in carica dal '68 e sotto il suo sprone la squadra bianconera ha giocato 14 campionati in serie A, festeggiando una promozione in B e 4 in A. Sposato con la signora Franca, Rozzi aveva 4 figli: Fabrizio, Annamaria, Alessandra e Antonella. Al calcio arrivò per puro caso, lasciandosi cooptare -dopo un incontro nel Caffè Meletti- nel direttivo dell'Ascoli che allora era sostenuto dalla vedova dell'editore Cino Del Duca. Acquistò il dieci per cento delle quote e poco dopo divenne presidente. "Io so a malapena che in Italia il calcio si divide in 3 categorie: serie C, serie B e serie A. Noi adesso siamo in C ma chi ci vieta di tentare di salire in A?" disse subito dopo l'insediamento. "Sono un self made man -diceva di sé-. Figlio di un muratore che da ragazzo ha lavorato con uno che faceva il liutaio e che, per un po' di tempo, ha anche suonato il violino. Mi sono diplomato geometra e, ma per un solo giorno, ho anche lavorato all'Amministrazione Provinciale di Ascoli. Poi mi sono dimesso e ho cominciato ad usare la testa". Usando la testa ha costruito un impero da 400 miliardi di fatturato annuo, con una serie di attività largamente differenziate. Una traccia indelebile l'ha lasciata come costruttore degli stadi di Ascoli, Campobasso, Benevento, Lecce, Avellino e Ancona. Costantino Rozzi era, nella sua medievale Ascoli Piceno, una sorta di istituzione: noto costruttore edile, proprietario di una catena di alberghi, apprezzato produttore vitivinicolo. Cavaliere del lavoro, presidente di varie associazioni, di recente l'Ateneo di Urbino gli aveva conferito una laurea honoris causa in sociologia per la sua attività in campo sociale. Uomo-simbolo, non era mai voluto entrare in politica nonostante numerose sollecitazioni. Per la sua schietta umanità, la sua spontaneità a volte turbolenta, il suo gusto per la polemica, aveva collezionato una ricca aneddotica. Celebri, al riguardo, le sue battute in stretto dialetto ascolano al processo del lunedì e i suoi duetti con il cronista Tonino Carino, spalla con vocazione di vittima in Novantesimo minuto. Del suo rapporto col calcio l'aspetto più noto, oltre alle polemiche con gli arbitri e col Palazzo in genere, è stato quello della superstizione. La più famosa delle sue scaramanzie, quella di indossare sempre calzini rossi.

 

 

La morte di Rozzi. Con lui il grande calcio arrivò ad Ascoli (Mario Paci)

Alle ore 16.20 di ieri, proprio in concomitanza con la fine della partita Ascoli-Pescara, all’ospedale Mazzoni di Ascoli Piceno il presidente dell’Ascoli Calcio, Costantino Rozzi, ha giocato la sua ultima partita con la vita. Il decano dei presidenti (aveva rilevato la società bianconera alla fine degli anni ’60) si è spento improvvisamente per un’emorragia sopravvenuta al morbo crudele che lo aveva colpito circa un anno fa. Nella tarda mattinata di sabato, Costantino Rozzi si era recato, come di consueto, a prendere un aperitivo ma, colpito da malore, veniva subito trasportato al pronto soccorso. Durante il tragitto soffriva una perdita di sangue e immediatamente i sanitari si avvedevano che una gastrite emorragica gli aveva occluso lo stomaco. E malgrado tutti i tentativi, non si riusciva a bloccare l’emorragia interna. Costantino Rozzi stava facendo un pesantissimo uso di farmaci per affrontare un male incurabile. Nella notte, con l’aggravarsi delle sue condizioni, i medici decidevano l’intervento chirurgico. Il numero dei globuli rossi era sceso a un milione (dai quattro e mezzo regolari) ed era corsa la voce che non si sentisse più addirittura il battito del polso. L’operazione, durata 3 ore, riusciva tecnicamente ma per il presidente dell’Ascoli Calcio non c’era più nulla da fare. Nel pomeriggio di ieri, Rozzi cessava di vivere. La morte di Costantino Rozzi non colpisce solamente il mondo del calcio ma anche l’intera città di Ascoli, che grazie a lui si era fatta conoscere in Italia e anche all’estero. Dal carattere vulcanico e sempre con la battuta pronta, capace di rispondere picche ad arbitri, dirigenti e allenatori, Costantino Rozzi è stato forse uno dei primi a conoscere e a saper sfruttare i mezzi di comunicazione di massa. Sono ancora stampati, nella memoria di molti, i suoi “show” al Processo del lunedì quando, triste Cassandra, ben 10 anni fa aveva presagito la crisi del calcio determinata dagli alti ingaggi ed emolumenti a calciatori e allenatori ; oltre che dal sempre minor afflusso di spettatori, che rendevano asfittici i bilanci delle piccole e (poi) grandi società. Nonostante la malattia incurabile, fino all’ultimo Costantino Rozzi è voluto stare vicino al suo grande amore: l’Ascoli Calcio. Di pochi giorni fa la decisione dolorosa di esonerare Orazi assumendo Bigon. Ma l’impegno di Rozzi è proseguito anche nel lavoro curando fino all’ultimo gli interessi della sua impresa edile, che dà lavoro a centinaia di famiglie ascolane. Negli spogliatoi bianconeri, ieri, tutti in lacrime.

 

 

Ascoli s’inchina, è morto Rozzi (Andrea Ferretti, La Stampa)

Il popolare e vulcanico presidente stroncato ieri da un’emorragia ; aveva 65 anni.

La fine all’ospedale mentre la sua squadra vinceva. Lutto, dal ’68 era nel calcio.

 

Il calcio ascolano è in lutto. La città è in lutto, lo sport è in lutto. Ieri pomeriggio alle 16.20 è morto all’ospedale Mazzoni del capoluogo piceno Costantino Rozzi, presidente dell’Ascoli Calcio. Affetto da tempo da un male incurabile, le sue condizioni erano peggiorate nelle ultime ore e il ricovero si era reso necessario nel pomeriggio di sabato per un’emorragia. I chirurghi l’hanno operato lasciando però flebili speranze ai famigliari. Costantino Rozzi se n’è andato dopo neppure 24 ore in una stanzetta del reparto rianimazione dell’ospedale Mazzoni di Ascoli, circondato da tutti i suoi cari. Rozzi era stato operato al colon nel settembre del ’93. Sembrava che il peggio fosse scongiurato ma il male lo ha ancora assalito e lo ha vistosamente debilitato. Ma lui ha continuato a seguire la squadra, la sua “creatura” fino all’ultimo. Venerdì, tornato per l’ennesima volta da una clinica milanese dove si sottoponeva ad alcune terapie, è anche apparso nella trasmissione di una tv privata. Costantino Rozzi se n’è andato da grande protagonista qual è sempre stato nel corso della sua vita. Il suo cuore ha cessato di battere proprio nello stesso minuto, il 90’, in cui l’arbitro Amendolia, a poche centinaia di metri dall’ospedale, decretava la fine di Ascoli-Pescara. Proprio alle 16.15 Menolascina ha segnato la terza rete per i bianconeri che avevano ormai la gara in pugno dopo i gol di Incocciati e Bierhoff. Una vittoria dedicata solo a lui. Ad una persona che ha dato parte della sua vita all’Ascoli, la sua “creatura”, quell’Ascoli capace di farlo soffrire fino all’ultimo. La sua linfa vitale erano anche queste arrabbiature. Negli ultimi mesi aveva cambiato 3 allenatori e l’ultimo assunto, Bigon, aveva appena fatto in tempo a salutarlo. Non si potrà mai complimentare con lui per questa terza vittoria che forse rilancia l’Ascoli verso un campionato più dignitoso. Rozzi era il presidente più “vecchio” del calcio professionistico con i suoi 26 anni e mezzo ininterrotti alla guida del club marchigiano. Rilevò il timone della società nel giungo 1968, la squadra allora si chiamava Del Duca Ascoli. A fine torneo i bianconeri, nel girone B della serie C, giunsero terzi. Poi l’incontro con Carletto Mazzone e nel 1971-72 la vittoria e la conquista della serie B. Nacque l’Ascoli Calcio che l’anno dopo sfiorò per un solo punto la serie A. Quindi la massima divisione l’anno successivo (’73-’74) sempre con Mazzone. Ancora 3 promozioni nella massima serie nell’albo d’oro di Rozzi: nel 77-78 con Renna, nell’85-86 con Boskov e nel 90-91 con Sonetti. Rozzi ha conosciuto anche amarezze come le 4 retrocessioni dalla serie A ma è anche grazie a lui che la squadra, rappresentante di una città e fino a qualche tempo fa anche di un’intera regione, è riuscita a farsi conoscere ai più alti livelli sportivi. Storiche le sue apparizioni in alcune trasmissioni televisive come il vecchio Processo del lunedì, indimenticabili le sue battaglie contro cause che in apparenza sembravano perse. Fu uno dei primi a mettere il dito nella piaga degli ingaggi miliardari che portano alla rovina molte società. Ieri sera la camera ardente è stata allestita nell’obitorio dell’ospedale. Centinaia le persone che sono subito giunte per l’estremo saluto e tante le chiamate ai centralini del nosocomio e delle redazioni di giornali e tv. Fra i primi ad esprimere il proprio cordoglio ai famigliari il sindaco di Ascoli Cappelli. Quindi uno stuolo di autorità. Poi alla spicciolata sono giunti dirigenti, tecnici e giocatori dell’Ascoli per i quali, nonostante il delicato momento sportivo, la vittoria col Pescara è già passata nel dimenticatoio. Il futuro dell’Ascoli ? Presto per dare una risposta. Potrebbe continuare la famiglia, almeno fino a giugno, poi si vedrà. Rozzi avrebbe compiuto 66 anni l’11 gennaio. Lascia la moglie Franca e 4 figli, 1 maschio e 3 femmine. Le sue imprese, che occupano circa mille dipendenti, oltre che di edilizia si occupano anche di alberghi e produzione vinicola. I funerali si svolgeranno domani.

 

 

Addio a Rozzi: era il signor Ascoli (Corriere della Sera)

Stroncato da una grave malattia, choc allo stadio dopo la vittoria contro il Pescara.

Bizzarro, passionale, irascibile: in 26 anni cambiò 21 allenatori. Al vertice dal 1968 aveva accumulato 4 anni di squalifica.

Ascoli – (s.c.) Il mondo del calcio è in lutto. Alle 16.20 di ieri, pochi minuti dopo che il suo Ascoli aveva conquistato la terza vittoria stagionale, la prima sotto la guida del nuovo allenatore Bigon, all’ospedale Mazzoni ha cessato di vivere Costantino Rozzi, che nel gennaio scorso aveva compiuto 65 anni e che da oltre 26 anni era il presidente del club marchigiano, che nel ’72 aveva portato per la prima volta in serie B e nel ’74 addirittura in serie A. Operato al cuore nel luglio del ’91, da tempo Rozzi soffriva per un tumore al colon e si sottoponeva periodicamente a una serie di terapie. Sabato scorso, dopo essersi recato a visitare la squadra in ritiro, Rozzi era stato colto da malore. Ricoverato in ospedale, era stato sottoposto a un lungo ma vano intervento chirurgico. “Presidente, presidente” è stato il lungo e affettuoso coro indirizzato a Rozzi dagli spettatori ascolani, informati delle gravi condizioni in cui versava il popolare dirigente. Erano le 16.20 e la squadra di casa aveva appena ottenuto una larga vittoria sul Pescara (3-0). L’illusione che Rozzi potesse vincere la sua partita con la morte è durata pochi minuti. Il “presidentissimo”, come lo avevano soprannominato i tifosi ascolani, lascia la moglie Franca Rosa e 4 figli, 1 maschio e 3 femmine. L’Ascoli resta adesso affidato al fratello di Rozzi, Elio, che è il vicepresidente della società bianconera.

 

 

La partita

 

Successo cercato con forza. Pescara sommerso con 3 gol (Giorgio Lo Giudice, Gazzetta dello Sport)

Troppe motivazioni hanno spinto i marchigiani al successo, abruzzesi penalizzati dai molti errori.

Nel segno di Costantino. Una vittoria dedicata al vecchio presidente per il quale tifavano tutti, sperando che riuscisse a vincere la partita più importante. I tifosi ad ogni gol hanno inneggiato al presidente, volevano dedicargli questa vittoria dopo l’indegna gazzarra provocata in settimana. I giocatori volevano a loro volta il successo perché lo avevano promesso. Troppe motivazioni per i marchigiani, troppi errori per gli abruzzesi: il risultato ci sta tutto. Bigon, al suo esordio, aveva rivoluzionato completamente i bianconeri ed ha avuto ragione. Menolascina sulla fascia destra con Cavaliere centrale sono stati decisivi con il loro dinamismo e movimento. Hanno fatto da completamento alle invenzioni di Favo, sempre preciso. La partita si è giocata in un clima surreale. Il pensiero rivolto a Rozzi, i cori dei tifosi, uno striscione della sud “Costantino vinci per noi”. Invano. Ad applaudire i cori anche i tifosi abruzzesi. Alle 16.20, poco dopo la fine della partita, Rozzi si spegneva in clinica. Il credo di Oddo non è stato assimilato, troppe volte il fuori gioco è sembrato un giocattolo sfasciato. Così la seconda e la terza rete, e almeno altre 3 occasioni gol, sono nate dalla mancata sintonia dei difensori. Vai avanti tu che mi viene da ridere. Ma a ridere sono stati gli attaccanti ascolani, liberi di puntare a rete. Il cambio di allenatore è stato invece salutare per l’Ascoli, come c’è da credere che l’aria del derby abbia fatto bene ai marchigiani, dal momento che l’ultima vittoria risaliva alla partita con l’Ancona, un mese fa. Bigon ha dato concretezza al centrocampo, l’ha infoltito, ha trovato Incocciati in ottima giornata, in più c’è stato un avversario che ha giocato senza alzare barricate. E’ andata bene che sullo 0-0 al 35’Montrone, sull’uscita di Bizzarri, ha tirato un diagonale che è passato una spanna dal palo, a portiere battuto. Sullo 0-1 sarebbe diventata un’altra partita, perché il Pescara, con il punteggio in bilico, ha dimostrato di sapersi distendere bene in contropiede. Ma quando è andato in svantaggio, sono venute a mancare le idee. Tutto il gioco sembrava molto improvvisato e nessuno ha saputo trovare la soluzione giusta.

 

 

Il Pescara ? Una formalità sbrigata senza fretta (Mario Paci)

La gara tra Ascoli e Pescara era attesa per diversi motivi: l’esordio sulla panchina dell’Ascoli del nuovo allenatore Albertino Bigon, l’atavica rivalità tra le due squadre, le precarie condizioni di classifica delle due compagini. Ma nonostante tutti questi requisiti, tutti quanti al Del Duca, giocatori e spettatori, erano con il pensiero con Constantino Rozzi che da lì a poco sarebbe poi spirato all’ospedale per un male incurabile. Il gol del vantaggio ascolano giungeva alla fine del primo tempo grazie a una prodezza di Incocciati che con una girata batteva il portiere Cusin. Il raddoppio arrivava nella ripresa dopo un quarto d’ora con Bierhoff che sfruttava un’indecisione difensiva dei pescaresi alla ricerca del pareggio. Infine il terzo e ultimo gol giungeva proprio allo scadere della gara grazie a un bel tiro di Menolascina che coglieva il portiere Cusin impreparato. Ma l’urlo di gioia del Del Duca rimaneva strozzato in gola. Alle 16.20 infatti il presidente dell’Ascoli Calcio, Costantino Rozzi, cessava di vivere.

 

 

Ascoli, vittoria dedicata a Rozzi (Massimo Filipponi)

... Domenica triste e vittoria senza festeggiamenti per l'Ascoli. Il successo è dedicato al presidente Rozzi, morto poco dopo la fine della partita. Costantino Rozzi, da 26 anni alla guida della squadra, era il padre-padrone di questo Ascoli che negli anni '70 e '80, con 14 campionati in serie A, è stata la squadra-rivelazione. Quella di ieri era la prima partita di Bigon sulla panchina dell'Ascoli dopo l'esonero di Orazi che a sua volta aveva preso il posto di Colautti. Il nuovo allenatore è partito col piede giusto. Dall'altra parte c'era un Pescara del tutto sconclusionato che ha commesso errori in serie, facilitando il compito degli ascolani. All'allenatore Oddo (subentrato due settimane fa all'esonerato Rumignani) spetta a quanto pare un lavoro ancora lungo. L'Ascoli è passato in vantaggio due minuti prima dell'intervallo, con Incocciati che ha infilato l'incrocio dei pali con un destro forte e preciso su assist di Favo. Il Pescara nella ripresa ha sostituito lo spento Ceredi con Luiso, ma il tridente offensivo non ha funzionato. Al 15' il raddoppio dell'Ascoli realizzato da Bierhoff dopo uno svarione difensivo degli abruzzesi. In chiusura il terzo gol di Menolascina al termine di una pregevole azione personale. A fine gara meste dichiarazioni dei bianconeri, il capitano della squadra, Zanoncelli, non ha voluto nemmeno parlare con i giornalisti: "Non è il caso", si è limitato a mormorare, girando il volto dall'altra parte, forse per nascondere le lacrime. "Non c'è gioia per questa vittoria -ha detto Bierhoff- oggi è una bruttissima giornata, abbiamo perso il nostro capitano". Per il giovane Zaini, regista ascolano, Rozzi è stato "all'inizio un mito, poi un padre. La sua perdita è per noi una rovina" ha aggiunto. "Questa è una vittoria molto amara -è stato il commento del difensore Osvaldo Mancini, anche lui ascolano- ma cercheremo di tirare avanti lo stesso. Per Ascoli e per il nostro presidente".

 

 

Strapazzato il Pescara Con Bigon in panchina i marchigiani tornano al successo (Gianfilippo Centanni, Tuttosport)

La vittoria più bella nel giorno più triste. Poco dopo la fine della partita, la tremenda notizia del decesso di Rozzi. L’Ascoli in versione Bigon, è determinato ed essenziale. I gol: con un colpo di testa Favo propizia la conclusione di destro di Incocciati. Nella ripresa Bosi smarca Bierhoff che con un dosato pallonetto beffa Cusin, quindi ancora Favo propizia la rete di destro di Menolascina.

 

 

Bianconeri, ultimo regalo al presidente (Claudio Cicchi, Corriere dello Sport-Stadio)

Con il cuore in mano e con la mente rivolta al loro amatissimo presidente i bianconeri di Albertino Bigon hanno ottenuto una meritatissima vittoria a spese del Pescara. E’ stato l’ultimo regalo dei bianconeri, che hanno giocato con le lacrime agli occhi, al loro presidente. “Avrei preferito non segnare –ha detto Incocciati– pur di salvargli la vita”. Sugli spalti i tifosi non solo non hanno gioito per i 3 bellissimi gol che hanno sancito il risultato, ma sono rimasti in rispettoso silenzio fino alla notizia dell’avvenuta scomparsa del grande Costantino. In una giornata così funesta, il debutto vincente di Albertino Bigon sulla panchina dell’Ascoli passa in secondo piano. La squadra bianconera si è espressa molto bene, con una difesa ermetica dove si è messo in evidenza Marcato, un centrocampo più tecnico con Cavaliere, Bosi e soprattutto Favo ed un attacco micidiale con Incocciati, Bierhoff e Menolascina. Tre punti d’oro che lasciano ben sperare per il futuro. Bigon, che possiede carisma, ha trasformato la squadra bianconera. La posta in palio era elevata per entrambe, ma i bianconeri dentro avevano qualcosa in più (determinazione, rabbia, attaccamento) e per gli uomini di Oddo non c’è stato scampo. Il gol che ha sbloccato la partita è stato messo a segno dal giocatore più discusso e cioè Incocciati, con un gran tiro. Il raddoppio era opera di Bierhoff che con un bel pallonetto beffava Cusin in uscita. Il sigillo finale non poteva che essere di Menolascina, miglior uomo in campo, con un preciso tocco su assist di Favo. Il Pescara ha avuto una palla clamorosa sullo 0-0 con Montone, ma l’ha gettata al vento.

 

 

Ascoli, la triste vittoria (Bruno Ferretti, Il Messaggero)

Il successo dei bianconeri nel “derby” dell’Adriatico finisce tra le lacrime per la morte di Rozzi. Battuto il Pescara, ma tutto lo stadio piange il presidente. Voleva assistere alla prima del nuovo tecnico Bigon. Aveva detto: “Verrò in tribuna stampa, al caldo”. In campo, tutto facile per i marchigiani grazie ai madornali errori difensivi degli ospiti. Brutta partita.

 

Vincere tre a zero e uscire dal campo con le lacrime agli occhi. E’ successo ieri ai giocatori dell’Ascoli. Vincere tre a zero e tornare a casa con un groppo in gola. E’ successo ieri ai tifosi bianconeri. La morte di Costantino Rozzi, il “presidentissimo”, ha fatto passare in secondo piano l’evento sportivo. Per l’Ascoli, ma diciamo pure per la città di Ascoli, di cui Costantino è stato per 26 anni l’emblema, in questo momento non ha senso. Era tornato venerdì da Milano per seguire questa partita contro il Pescara. Non voleva perdersi la “prima” del nuovo allenatore Bigon ed era anche convinto che il suo Ascoli avrebbe vinto. “Verrò a vederla in tribuna stampa insieme a voi, i medici mi hanno raccomandato di non prender freddo e poi dall’alto si vede meglio” aveva confidato al giornalista amico. Costantino la partita non l’ha vista: una sorte crudele gli ha impedito di assaporare questa ultima gioia. Mentre l’Ascoli conquistava la terza vittoria stagionale (un 3-0 ai danni del Pescara che non ammette recriminazioni), il “presidentissimo” non ce la faceva a vincere la sua personale partita contro la morte. E’ deceduto poco dopo senza aver mai ripreso conoscenza dopo l’operazione all’intestino della sera prima. La partita – L’Ascoli ha vinto per meriti propri ma anche per i demeriti (notevoli) del Pescara che ha commesso errori madornali sia in attacco sia in difesa. Il nuovo allenatore Oddo dovrà lavorare ancora parecchio per rimettere in sesto la squadra: il Pescara visto ieri al Del Duca… lascia perplessi. L’Ascoli 3 gol in una volta sola non li segnava da una vita e non finirà mai di ringraziare l’avversario abruzzese che gli ha consentito un risultato così rotondo. Il nuovo allenatore Bigon, all’esordio sulla panchina bianconera, non chiedeva di meglio per cominciare col piede giusto la sua nuova avventura. L’Ascoli è partito in avanti creando subito un paio di pericoli per la porta di Cusin che si è salvato con un certo affanno. In difficoltà era tutto l’assetto difensivo, soprattutto Farris opposto a Menolascina sulla fascia dove l’ascolano imperversava. Incocciati (29’) ha calciato alto da favorevole posizione e un minuto dopo Menolascina ha colpito l’esterno della rete dopo una brillante azione personale. Il Pescara, troppo preoccupato e contratto, cercava di rispondere in contropiede e per poco non “bucava” l’Ascoli. Clamoroso errore di mira di Montone (36’) che scattava bene sul passaggio filtrante di Giampaolo, si presentava al cospetto di Bizzarri ma lo graziava: la palla usciva di un palmo sulla base del palo. Dopo pochi minuti l’Ascoli centrava il bersaglio. Assist aereo di Favo per Incocciati che infilava col destro l’incrocio dei pali di Cusin. La retroguardia pescarese, nella circostanza, è apparsa impreparata e non immune da responsabilità. Per Incocciati, che non segnava da 15 mesi (Ascoli-Cosenza 1-1) davvero una bella soddisfazione. Oddo nella ripresa, per dare maggior forza alla reazione, sostituiva lo spento Ceredi con Luiso ma il tridente non funzionava. Bigon piazzava Marcato sul nuovo entrato e arretrava la posizione di Bosi, capace di trasformarsi da centrocampista in difensore. Al 52’ Cusin parava in due tempi sulla linea di porta un’incornata di Bierhoff ma non poteva impedire al tedesco di andare al bersaglio al 60’. Su un rilancio senza pretese di Bosi da centrocampo i difensori abruzzesi sbagliavano il fuorigioco consentendo a Bierhoff di arrivare solo davanti al portiere e superarlo col più facile dei pallonetti.

Il tris all’ultimo minuto quando il Pescara era ormai tutto sbilanciato in avanti alla ricerca del gol della bandiera: un liscio di Farris su lancio di Favo consentiva a Menolascina di filare diritto a rete.

 

 

Ascoli-Pescara 3-0 (i voti sono nell’ordine: Corriere dello Sport-Stadio, Tuttosport, Gazzetta dello Sport, Il Messaggero)

 

Ascoli: Bizzarri 6-6-6-6 Mancini 6,5-6,5-6-7 Mancuso 6,5-6,5-6,5-6,5 Bosi 7-6,5-6-6,5 Marcato 8-7-6-7 Zanoncelli 7-6-6,5-7 Menolascina 7,5-7-7-7 Cavaliere 7-6-6,5-6 (31’st Pascucci sv-ng-sv-ng) Bierhoff 6,5-6-7-6,5 Favo 7-6,5-7-6,5 Incocciati 7-6,5-7-6,5 (41’st Zaini sv-ng-sv-ng). A disposizione: Testori, Benetti, Mirabelli. All.: Bigon.

 

Pescara: Cusin 6-6,5-7-5,5 Alfieri 4,5-5-5,5-4,5 Farris 5-5-6-4,5 Gelsi 6-5,5-6-5 Loseto 5-5-5-5 De Patre 6-5-5-5 (25’st Rosone sv-6-sv-6) Montrone 5-5-5,5-6 Palladini 7-6-6,5-5 Giampaolo 5,5-5,5-5-5,5 Ceredi 4,5-5-6-5 (1’st Luiso 5-5-5-4,5) Di Giannatale 6-5,5-5,5-5. A disposizione: De Sanctis, Voria, Ferazzoli. All.: Oddo.

 

Arbitro: Amendolia di Messina sv-sv-7-6

Marcatori: 42’pt Incocciati, 15’st Bierhoff, 44’st Menolascina.

Note: spettatori 4.368 (2.267 paganti, 2101 abbonati) per un totale di lire 73.628.684 (47.865.000 incasso, 25.763.684 quota) . Angoli 5-3 per l’Ascoli. Ammoniti Incocciati, Mancini, Mancuso, Giampaolo. Antidoping: Bosi e Incocciati (A), Ceredi e Ferazzoli (P).

 

 

Martedì 20 dicembre 1994 – il passato, il futuro

 

Rozzi, Ascoli e pallone. Indimenticabili quegli anni (Raffaele Dalla Vite, Gazzetta dello Sport)

Una città in lutto per la scomparsa del presidente-simbolo. L’amicizia con Mazzone, i colpi di mercato: quanti ricordi.

Nel ’73 Rozzi fece di tutto per fermare l’attuale tecnico della Roma che stava per andare a Firenze: non ci riuscì. La leggenda dei calzini rossi: un rito propiziatorio che si è ripetuto con tutti gli allenatori. L’affare Zahoui, il primo straniero arrivato ad Ascoli dopo la riapertura delle frontiere: comprato a 20 milioni, rivenduto a 100. Sempre genuino, sempre disponibile: ma quando nell’85 decise di esonerare Mazzone, non ebbe il coraggio di dirglielo personalmente e mandò a casa sua due dirigenti.

 

Ci disse “fatti vedere”, lassù sulla collina qualche mese fa. E quando domenica pomeriggio abbiamo appreso della sua scomparsa al profondo dolore per la perdita di un grande amico si è unito un rimpianto, quasi un rimorso per quell’appuntamento mancato. Scaramanticamente era stato ipotizzato per l’ennesima promozione in A del suo Ascoli, impresa in quel momento tutt’altro che impossibile perché lui confidava tantissimo sui gol di Oliver Bierhoff, al punto da confessare “io credo alla A, figuriamoci se mollo”. No, Costantino Rozzi non era certo tipo da mollare, nemmeno nelle situazioni più difficili quando alla sera gli scappava di urlare “pianto tutto” e poi l’indomani puntualmente rinnegava questi suoi sfoghi. “Siete matti ? –diceva– . Come posso lasciare questa mia creatura”. E ricominciava a cucire gli strappi, a pensare ai rimedi, a provvedere immediatamente alle necessità, a risolvere qualsiasi problema perché la gente di Ascoli non poteva rimanere senza calcio e solo lui poteva garantirglielo ad un certo livello. Come è stato, per oltre un quarto di secolo. Più o meno assiduamente, abbiamo frequentato Costantino per 22 dei suoi 26 anni di presidenza. Lo incontrammo per la prima volta nel giugno ’72 per i festeggiamenti del vittorioso campionato di C ; aveva addirittura organizzato una partita col Milan di Rivera e ricordiamo che alla sera, su a Colle San Marco, si intrattenne a lungo con Nereo Rocco al quale assicurò che quell’Ascoli lui l’avrebbe portato in serie A e il Milan l’avrebbe affrontato sul serio e non solo più in amichevole. “Ho un grande allenatore io –aggiunse–, un po’ testone ma bravissimo”. Era Carletto Mazzone, ovviamente. Che da lì a 2 anni raggiunse appunto la serie A e gli incontri veri col Milan. Festa enorme in piazza Arengo e in piazza del Popolo, Rozzi fece venire da Porto San Giorgio un famoso padellone in grado di friggere 12 quintali di pesce alla volta. La salvezza, nel giugno successivo, gli procurò assieme alla grande gioia anche una delle più grosse arrabbiature. Alle 3 di notte in piazza del Popolo davamo calci ad un pallone di gomma con Rozzi, Mazzone e un paio di dirigenti quando il presidente all’improvviso esclamò: “Quel testone lì vuole andar via, lo so anche se non si azzarda a dirmelo. Mica può giocare a pallone in piazza della Signoria, se lo ricordi…” Sì, Costantino aveva già capito che Carletto stava accordandosi con la Fiorentina e fece di tutto per mandare all’aria il contratto, andò addirittura a Firenze a parlare con il presidente viola Ugolini che gli disse: “Che c’entro io ? Deve decidere Mazzone”. Ed infatti decise di andarsene. Era già nata la leggenda dei calzini rossi. Prima di ogni gara Rozzi entrava nello spogliatoio, appallottolava il cappotto cammello lanciandolo sempre nello stesso angolo mentre Mazzone gli gridava: presidente, fuori i calzini ! Si caricavano così. Un rito che è proseguito anche con altri allenatori, con Riccomini, con Mimmo Renna, con G.B. Fabbri e tanti altri. Una giacca cammello era invece il suo portafortuna quando andava ad acquistare o a vendere i giocatori ; una volta nell’81 con Boniperti al casello autostradale di Sasso Marconi ne indossava una blu e non fece l’affare. Lo pescammo al telefono della macchina poco dopo, era assieme al fido segretario Armillei e ci disse: “Che si credeva quello, che glielo regalassimo perché è la Juve ?”. Il giocatore in questione era Adelio Moro che Rozzi era andato personalmente a prendere a Verona 2 anni prima pagandolo 300 milioni. “Ci sono altre grosse società che lo vogliono –aggiunse– e verranno loro dalle mie parti a trattarlo”. Ci aveva già provato Ferlaino offrendo un miliardo e mezzo più Vinazzani o Guidetti ma di lì a poco la spuntò il Milan ; Gianni Rivera in persona scese a Castorano (alle porte di Ascoli) e si portò via Moro in cambio di Carobbi, De Vecchi e 800 milioni. E un altro bel colpetto lo fece con l’Inter qualche tempo dopo quando le diede Pasinato (pagato 1 miliardo e mezzo) in cambio di Anastasi, Gasparini, Ambu, Trevisanello e 1 miliardo. Del resto soltanto così l’Ascoli avrebbe potuto… mantenersi e Costantino era gran maestro nel riuscirvi, il bilancio per lui era sacro e si arrabbiava ferocemente quando i suoi colleghi “grandi” mostravano di non curarsene con spese folli. “A parole tutti d’accordo in Lega –soleva dire– poi quando si vota io rimango solo come un cretino. Che facciano pure, poi si accorgeranno un giorno dove andranno a finire con quella montagna di debiti”. Proprio qualche mese fa ci ricordò di aver fatto anche a Ferlaino un discorso del genere 7-8 anni addietro, quasi a voler dimostrare che non si sbagliava poi di tanto. Quando aprirono le frontiere lui quasi per dileggio si prese un ragazzotto della Costa d’Avorio, Zahoui. “Tanto a qualcuno poi lo rivendo”. E così fu, lo diede al padre di Platini per una squadra francese: aveva speso 20 milioni e ne prese 100. Quanto ci mancherà un personaggio come Costantino! Ma che diciamo “personaggio”, dobbiamo dire una brava persona come lui, di grosso spessore umano, sempre genuino. Potevi chiamarlo a qualsiasi ora, a casa, in ufficio, in ogni parte d’Italia dove i suoi frenetici impegni di grande imprenditore lo portavano continuamente. “Sono in Irpinia, non sento niente, ci sono tante gallerie qui, aspetta che fermo la macchina in uno spiazzo e poi parliamo”. Così fu anche quella sera dell’85 quando andò a prendere a Fiumicino “un allenatore che io non conosco ma mi ha detto Allodi che è molto bravo: non posso dire il nome”. Più tardi, sempre dalla macchina, il nome gli scappò, era troppo felice per continuare a nasconderlo, si trattava di Boskov, pescato in Spagna per sostituire Mazzone. Una settimana prima Carletto, dopo la sconfitta con l’Avellino, aveva dato le dimissioni ma Rozzi le respinse ; il lunedì successivo però decise di esonerarlo, non ebbe il coraggio di dirglielo lui e gli mandò a casa i dirigenti suoi amici Panichi e Moricone. Nelle indimenticabili serate trascorse con lui poi quanti simpatici sfoghi contro i potenti e gli arbitri! Ci confessò una volta che doveva farli anche pubblicamente, che ogni tanto occorreva una sua sparata. “Sì, per la mia gente di Ascoli –disse– debbo tenerla buona anche così, battendomi per lei e per tutto il calcio di provincia. E in realtà qui bisogna cambiare le regole del giocattolo se si vuole mantenerlo in vita, le piccole società non possono resistere, andando avanti così si arriverà che le grandi saranno costrette a fare un campionato solo fra di loro”. Qualche tempo fa gli chiedemmo come si immaginava il calcio del Duemila. E lui rispose: “Tanto buon senso in più altrimenti crolla tutto. E anche 2 arbitri in più vorrei nel calcio del Duemila ; da mettere nelle 2 aree di rigore perché possano vedere tutto quello che adesso un arbitro solo non può vedere. E allora mi arrabbierò di meno…”.

 

 

Il futuro sarà ancora nel segno dei Rozzi. Forse Fabrizio al posto di papà Costantino.

(Lo Giudice-Silvestri, Gazzetta dello Sport)

 

L’amministratore delegato Gaspari resta prudente: “Aspettiamo la riunione del consiglio”. Tra le ipotesi, anche il coinvolgimento della figlia Annamaria. Telegrammi, fax, messaggi di ogni tipo: tutta la città si è stretta intorno alla famiglia.

 

Sono quelle notizie che si sanno, si aspettano, ma si spera che accadano sempre il giorno dopo. Costantino Rozzi non c’è più. Gli ascolani attoniti si chiedono come sia possibile, si chiedono cosa accadrà a questa società dal passato glorioso, forse fra le provinciali quella che ha sempre raccolto più consensi grazie anche alla verve, allo spirito polemico del suo presidente. Un uomo che sapeva dire sempre sì oppure no. Mai non so. Non si rifugiava dietro i forse ed i vedremo. A corso Vittorio Emanuele la bandiera è a mezz’asta con il lutto, ma la vita prosegue ed i giocatori ieri mattina si sono regolarmente allenati con Bigon. Guai però a parlare di Pescara, di successi e di sconfitte, di classifica. Almeno per un giorno è lecito rispettare i sentimenti di queste persone spesso a torto troppo bistrattate. Bierhoff, Zanoncelli, Bizzarri, Zaini, Pascucci e tutti gli altri, a chiedersi attoniti che significa un Ascoli senza Rozzi. L’amministratore delegato Emidio Gaspari ieri mattina cercava di fare il punto della situazione: “Non abbiamo disposizioni, a meno che il presidente non le abbia lasciate a nostra insaputa ai suoi familiari. Chi sarà il successore ? C’è il fratello Elio che è vicepresidente, ma noi crediamo che toccherà a Fabrizio, il primogenito maschio assumere il comando della situazione come da tradizione familiare”. Per carattere forse dovrebbe essere Annamaria ad assumersi il ruolo, tanto e sempre vicina al padre in ogni circostanza, quella che più le somiglia tra i figli. Una donna a dirigere la società ? Che male ci sarebbe ? “Non precorriamo i tempi –conclude Gaspari– appena verrà convocata la riunione del consiglio, sapremo meglio quale sarà il comportamento da tenere”. Da ieri mattina la casa di Rozzi è stata meta ininterrotta del pellegrinaggio della gente. Amici, tifosi, non importa chi e come. I familiari hanno deciso così contrariamente a quello che era stato comunicato in un primo tempo: “Papà era amico di tutti e presidente di tutti gli appassionati di calcio ascolani ; giusto che venga chi vuole, la nostra casa è aperta “. E confusi, fra casalinghe e studenti, fra anziani in lacrime e giovani attoniti, sono venuti anche Forlani e tanti altri personaggi del mondo imprenditoriale e sportivo a visitare la salma. Ai piedi della bara un grande mazzo di rose rosse, in testa delle stelle di Natale, a fianco i figli e gli altri parenti e gli amici intimi, in testa Bruno Pignotti. Fra le altre corone quelle di società calcistiche, di personaggi pubblici ed addirittura dei sindacati ed una degli alunni dell’istituto geometri e quella di Settembre bianconero. La città è tappezzata di manifesti che annunciano la scomparsa del presidente, come se ce ne fosse bisogno. Non c’è ascolano che non lo sappia e non ne parli. All’ufficio ricezione delle poste stanno raccogliendo montagne di telegrammi. Da Berlusconi a Bettega, da Boniperti a Matarrese, da Casarin ad Abete al presidente della Roma Sensi ed a tante società di calcio, Ancona, Fermana, Milan, Inter, Torino. Poi ancora il professor Lamberto Perugia, gli ex giocatori dell’Ascoli degli anni Sessanta e Settanta, ed uno di un tifoso laziale, Carlo Trivellino: “Il suo ricordo bellissimo rimarrà a lungo in chi frequenta i campi di gioco”. Parole semplici di gente comune. Senza parlare del fax continuamente in funzione a ricevere messaggi e del telefono attraverso il quale piovono attestazioni e parole di cordoglio. Rozzi per Ascoli era qualcosa di più di un presidente della società di calcio. Un simbolo, l’uomo che aveva fatto conoscere al mondo questo centro, molto più della storica giostra della Quintana. Stamane la salma verrà esposta a partire dalle 9 e a fare il picchetto d’onore saranno gli stessi giocatori a turno e i cavalieri del lavoro, l’ordine del quale Rozzi è stato il più giovane membro. A leggere l’omelia sarà il vescovo Pierluigi Mazzoni. Per motivi d’ordine pubblico il sindaco ha disposto la chiusura al traffico della piazza ed organizzato dei parcheggi riservati per tutti gli ospiti che arriveranno. Pensare che anche Berlusconi aveva sperato nella buona sorte per Rozzi. Sabato aveva visto Gaspari, reduce dalla riunione di Lega che gli aveva portato i saluti scritti del Presidente del Consiglio. Purtroppo non hanno sortito effetto. Unica polemica in questo momento : come commemorare il cittadino Rozzi. Il sindaco ha parlato di intestargli il piazzale dello stadio: ma avrebbe significato un parcheggio per macchine, in settimana ritrovo di coppiette ?

 

I funerali stamattina alle 11. Il dolore dei tifosi della Samb

Alla ditta incaricata di organizzare oggi la cerimonia funebre nella cattedrale in Piazza Arengo con inizio alle ore 11, sono arrivate richieste di decine di corone. Tutte con una particolarità: che ci fossero rose rosse, tanto care al presidente Rozzi. Prima ad ordinarla è stata la Sambenedettese ma gli stessi ultras del gruppo “Onda d’urto” hanno telefonato in sede: “In questi momenti non esiste rivalità sportiva, solo tristezza”. Costantino Rozzi con la sua scomparsa è stato in grado di unire almeno per una volta due tifoserie da sempre divise da sentimenti di bandiera.

 

 

In nome di papà Rozzi (Pedullà, Corriere dello Sport-Stadio)

La società resta ai figli. Fabrizio (futuro n.1 ?): “Continuiamo come avrebbe voluto lui”.

Ascoli piange Costantino: oggi funerali, attese 20.000 persone. Addio Rozzi. Oggi l’ultimo saluto di Ascoli al suo presidente.

“Avanti nel nome di papà. Così voleva, così faremo” confida il figlio Fabrizio destinato alla presidenza bianconera.

L’appello della vedova: “Voglio un funerale con canti gioiosi: mio marito comincia a vivere”.

 

La signora Franca Rosa, vedova Rozzi, non ha più occhi per piangere. Avvolta in un visone color miele, stringe poche mani, gli amici più intimi. Via Mazzoni 1, ore 13,30. Zona ovest di Ascoli: elegante, raffinata, 6-7 villette una uguale all’altra. Al cancello c’è un vigile abbondantemente istruito: ingresso vietato. Ci accompagna Emidio Gaspari, l’amministratore delegato dell’Ascoli. Ci fanno passare. Una rampa di mezzo chilometro, la Bmw di Costantino posteggiata in un piccolo garage: notiamo la targa con l’11 finale, il suo numero preferito. Entriamo, saremo in 20. Ci viene incontro la signora Franca. “Lei è un giornalista? Andiamo di là…”. Si accomoda su un divanetto, la lucidità di chi non ha più occhi per piangere. “Mio marito è vivo, anzi: comincia a vivere. E’ la fede che mi dà forza. Domani (oggi ndr) sarà un giorno senza tramonto. Mi raccomando: un funerale con canti gioiosi…”. E lancia un’occhiata a Gaspari. Alle 11, in Cattedrale, la Messa sarà officiata dal vescovo Carlo Mazzoni. Attese 20 mila persone per l’ultimo saluto: forse arriverà Matarrese. La Lega parteciperà con il segretario generale Petrosino. Costantino conobbe Franca all’impresa “Zuccherini”, i primi passi nel mondo dell’imprenditoria. Lei, maestra elementare, lui industriale rampante. Un colpo di fulmine. Rozzi spinse per le nozze entro pochi mesi: 23 febbraio 1957. Un signore balbetta, con lo sguardo perso nel vuoto: “Era un istintivo, non gli piaceva aspettare. Di fretta persino sull’altare”. Un matrimonio esemplare. 4 figli, le ferie lunghe dal sabato alla domenica. Non un secondo in più. Quell’agosto a Verona, 10 anni fa. Una rappresentazione dell’Aida all’Arena di Verona. Tra una pausa e l’altra, la gente riconobbe il presidente. E fu un uragano di applausi. Oppure quella domenica a Venezia, piazza San Marco: i camerieri pretesero di pagare il conto della consumazione. La classica colletta. E niente mancia, grazie. Ancora la signora Franca: “I primi mesi con l’Ascoli, la stessa domanda: Secondo te, la gente mi apprezzerà?”. Sì, la sua vita comincia adesso, ha smesso di soffrire. Sapeva interpretare gioie e dolore con lo stesso carattere. Amava le cose semplici, il soffritto di baccalà. E impazziva per Maria Giulia, la nipotina più piccola.” Scorgiamo Forlani, un amico da sempre. Ci ricordano: “Costantino era un socialdemocratico convinto, però rispettava tutti i politici”. 4 figli, dicevamo. Anna Maria, 33 anni, la copia esatta del padre. Stesso carattere, un’incredibile forza interiore. Non piange. Non parla. Non risponde. Baci e abbracci di inenarrabile intensità. A sorpresa sceglie 30 secondi per sciogliersi. “Ero a Berlino, quel sabato”. La tragica notizia, il primo aereo per la Svizzera, un autista a Zurigo, la folle corsa vero casa. “Per favore, non chieda altro” e scappa. Facciamo 10 passi, la raggiungiamo: “Ma insomma, cosa dovrei raccontarle ? E’ inutile, è inutile… Io ho lo stesso carattere di mio padre ? Ma no, tutti siamo uguali a papà”. La ragazza è l’amministratrice delle aziende. Ma anche una sportiva nata: un giorno la sorpresero con un pallone, 120 volte senza farlo cadere per terra. E poi la pallavolo. E poi un canestro appeso in cortile. Al punto che le dissero “sei come tuo padre. L’unica differenza ? Femminuccia, anziché maschietto…”. Quando la videro con l’abito da sposa si misero a ridere: non è possibile, tu ridotta così. Un vestito lungo e ricamato, anziché maglietta e jeans. La successione – I Rozzi continueranno, non metteranno in vendita l’Ascoli. Lo ammette Fabrizio, 36 anni, gli occhi gonfi, la barba folta. “Chiaro, andremo avanti. Così voleva papà, così faremo”. Ex aspirante ingegnere all’Università di Ancona, fu convinto a lasciar perdere perchè “in azienda c’è bisogno di te”. Esperto in tassi bancari, è il principale indiziato alla presidenza. 50 % a lui, 30 ad Anna Maria, 20 al fratello Elio, una somiglianza incredibile e la stessa domanda: “Ma lei conosceva bene Costantino ?”. Gli altri 2 figli (Antonella e Alessandra) continueranno ad occuparsi rispettivamente degli aspetti legali e dei 3 alberghi di Villa Pigna, S. Benedetto e Colle San Marco. Ascoli tappezzata di manifesti: ne abbiamo contati un centinaio. Ascoli che trattiene lacrime e respiro, persino la pioggia ti minaccia e non viene mai giù. Ascoli che non dimenticherà il suo Costantino. Semplice, sincero, genuino. Ironico. 20 fa un operaio lo rintracciò su una vecchia statale. Dormiva, rintanato in un’Alfa 1900. Lo svegliarono, si arrabbiò di brutto: “Sciagurati, ma non potevate pensarci prima ?”.

 

 

Rozzi, ultimo applauso (Gianfilippo Centanni, Tuttosport)

Ascoli piange l’uomo dei successi calcistici. Stamane alle 11 il vescovo celebra i funerali in cattedrale.

Il sindaco Cappelli vuole intitolargli la rotonda davanti allo stadio, i tifosi preferirebbero una piazza del centro.

Entro la fine dell’anno si decide anche il futuro della società, che dovrebbe restare di proprietà della famiglia.

 

Intorpidiscono la città un soffuso velo di tristezza, il grigio stupore del cielo, una palpabile atmosfera di commozione. Dopo il dramma, le sensazioni si stemperano in una compostezza malinconicamente fatalistica. Le Marche hanno persino il pudore di saper bastare a se stesse. Quindi l’unanime cordoglio per la scomparsa di Costantino Rozzi, è privo di esasperazione emotive. La salma del presidente dell’Ascoli è stata traslata dall’obitorio dell’ospedale Mazzoni nell’abitazione della famiglia che ha voluto il carissimo estinto con sé, per un ultimo abbraccio. La gente ha sostato silenziosa davanti alla villetta sovrastante Ascoli, sul colle dell’Annunziata. Dalle 9 di oggi l’esposizione del feretro nella Cattedrale di Sant’Emidio, alle 11 il rito funebre officiato dal vescovo Pierluigi Mazzoni. Poi, nel cimitero del capoluogo, la tumulazione. Cordoglio unanime – La partecipazione al lutto si evidenzia nella sincera coralità dei messaggi, pervenuti a centinaia. Primo, quello dell’Ancona: ogni rivalità si annulla. C’è pure una telefonata del Club Onda d’Urto, quello della tifoseria più irriducibile della Sambenedettese. Il presidente della Giunta regionale, Gaetano Recchi, ha definito Rozzi “simbolo della marchigianità”. E Nazzareno Cappelli, sindaco di Ascoli: “Rozzi aveva i pregi dell’ascolano vero: concretezza, operatività esternata col massimo impegno. Abbiamo potuto constatare che anche all’estero Ascoli è conosciuta per merito di Rozzi e della squadra. Oltrechè il piazzale antistante lo stadio Del Duca, intitoleremo a Costantino la Curva sud”. Per inciso, sembrerebbe riduttivo ricordare Rozzi dedicandogli lo slargo davanti al campo sportivo. Commentavano, nella centralissima piazza del Popolo: “Non sarebbe meglio che piazza Roma, situata qua in centro, diventasse piazza Costantino Rozzi ? Di piazze Roma in Italia ce ne sono tante, di Costantino Rozzi c’era lui solo”. Realtà e futuro – Ma il dopo-Rozzi si sostanzia in un interrogativo che rimbalza, incuriosisce, innesca ipotesi ed incertezze: quale futuro per l’Ascoli ? Il sindaco Cappelli: “La perdita di Rozzi deve spingere ognuno a dare qualcosa di più per sopperire alla sua scomparsa”. Al numero 21 di corso Vittorio, bandiera bianconera a mezz’asta. Dietro la scrivania, ipotizza il futuro l’amministratore delegato Emidio Gaspari: “L’Ascoli è una delle aziende della famiglia Rozzi, che ha la maggioranza delle azioni. Certo, è irreparabile la perdita di Costantino, ma i suoi cari ne vorranno rispettare la volontà e l’impegno, quindi credo che uno di loro subentrerà nella massima carica. Il fratello Elio è uno dei 2 vice. Ritengo si deciderà entro la fine dell’anno”. Oltre all’Ascoli Calcio, la Rozzi S.p.A., con un bilancio annuo di 400 miliardi e circa 1.000 dipendenti, oltre a un poderoso indotto, è presente nei settori enologico, stradale, alberghiero, edile e dei prefabbricati. L’attività è stata sospesa per 2 giorni. Fiducia e simpatia – Racconta il fotografo Bruno Di Carmine: “Per dire quanta fiducia la gente avesse in Costantino, basta ricordare che, quando uno dice di lavorare con Rozzi, si sente rispondere: allora ti sei messo a posto per tutta la vita”. Gaspari soggiunge: “Sapete come sono diventato consigliere dell’Ascoli ? Nel ’69 ero impiegato alla Cassa di Risparmio, addetto alle pratiche di fido. Venni in sede per far sottoscrivere i relativi documenti ai dirigenti e Costantino mi propose: perché non entri in Consiglio ? E io: impossibile, come dipendente bancario non posso firmare cambiali. Bene, vorrà dire, decise Costantino seduta stante, che in via eccezionale ti facciamo consigliere esonerandoti dall’obbligo della firma”. Ora risaltano, di Costantino, che così voleva esser chiamato e che gradiva il tu da chiunque, le grandi doti di cuore. “Aveva una sensibilità incredibile, si dedicava ad opere di beneficenza restando nell’anonimato. Amava le cose belle, i fiori, la lirica. Una volta –rivela Gaspari– nell’Arena di Verona il pubblico lo riconobbe, salutandolo con un applauso. La sua notorietà era impensabile. Eravamo in auto a Portofino, lui sedeva a destra, il vetro giù: “ciao presidè”, si sentì salutare da un podista. E a Venezia, in Piazza San Marco, Caffè Florian: chiesto il conto, si sentì rispondere dal cameriere che le consumazioni erano state offerte dal personale”. Leggenda vivente – Curioso, Rozzi, pure per le sue tendenze scaramantiche. I calzini rossi, il cappotto color cammello e, in particolare, i numeri. “Figurarsi –commentano i conoscenti– se Costantino poteva morire sabato scorso: era il 17, ha tenuto duro fino al giorno successivo”. Rozzi credeva che il suo numero fortunato fosse l’11: nato l’11 gennaio (1929), sposato l’11 febbraio, due 1 sono sempre stati le ultime cifre della targa delle sue auto. Ma queste sono le piccole fisime di un grande personaggio che si è battuto perché Ascoli avesse la facoltà universitaria di architettura e che ha portato le Marche per la prima volta in A. Famiglia, lavoro, calcio: ecco l’ideale motto di Rozzi. Una famiglia unita, patriarcale ; un’operosità esemplare ; un entusiasmo prorompente per lo sport. Emblematica la sconsolata amarezza di Zaini, cresciuto in bianconero: “Quando mi hanno detto che Rozzi era morto, è stato come se avessimo finito di vivere una leggenda”. Invece la leggenda di Rozzi era già entrata nell’eternità.

 

 

Un personaggio inimitabile (Luigi Vitelli, Tuttosport)

“Abbiamo sperato invano in un miracolo”. Così Zanoncelli, capitano bianconero. Dice Zaini: “Un esempio da seguire”.

 

Lo spogliatoio il lunedì, soprattutto dopo una importante gara vinta, non è chiassoso, scherzoso come al solito: sul volto dei giocatori ascolani si può leggere il dolore per una gravissima perdita. “Non abbiamo voglia neppure di parlare –dice Mancini, ascolano di nascita– il dolore è fortissimo per la perdita del presidente Rozzi. Con la sua scomparsa, non si crea un vuoto soltanto nell’Ascoli, ma in tutta la città”. Altro ascolano è Zaini: “Per me la presenza di Rozzi è stata importantissima. Ma sono certo che lo è stata per tutta la città. Con la squadra e con la sua forte personalità, Rozzi ha reso nota ovunque la nostra città. Per me, che da tifoso della Curva Sud sono diventato giocatore dell’Ascoli e professionista, il presidente resterà un mito e un esempio da seguire”. Incocciati aggiunge: “Sono sicuro che tutti noi giocatori, se avessimo potuto scegliere tra perdere la gara col Pescara o anche l’intero campionato e far vincere al presidente la sua battaglia contro il male, non avremmo esitato. Purtroppo non si può mutare ciò che Dio decide. Penso che il presidente continuerà a esserci vicino. Ora bisogna dare conforto ai familiari, oppressi da questo terribile evento”. Questa mattina, alle 11, i giocatori parteciperanno al rito funebre, che sarà celebrato in cattedrale. Tra di loro, Bierhoff sembra aver del tutto smarrito quel tantino di freddezza teutonica che gli era rimasto. L’attaccante era stato spesso definito da Rozzi come il fiore all’occhiello della squadra. “Ho vissuto una brutta giornata, che non potrò più dimenticare, resterà fissa nella mia mente e nel mio cuore. E’ difficile trovare le parole per esprimere quanta disperazione sia in noi”. E Bigon, che si sta dimostrando subito buon psicologo, ha opportunamente scelto di portare la squadra ad allenarsi nel pomeriggio fuori da Ascoli, a Castorano, per toglierla da un ambiente che è totalmente e sinceramente addolorato. Il capitano Zanoncelli ripercorre gli avvenimenti: “Eravamo a conoscenza che le condizioni del presidente Rozzi erano disperate. Il dottor Formica ce lo aveva gradatamente comunicato, per evitare forse un contraccolpo troppo brusco. Sapevamo che, per salvare il presidente, sarebbe stato necessario un miracolo, ma noi a questo miracolo credevamo, anche perché abbiamo visto Rozzi uscire sempre vincitore da tante battaglie in virtù della sua straordinaria forza d’animo. Sabato lo avevamo incontrato: avevo notato che faceva fatica a sollevarsi dalla poltrona. Eppure, con le sue parole, era riuscito a trasmetterci una grande carica, come sempre, del resto. Quando al termine della partita ci è stato comunicato che il presidente aveva cessato di vivere, siamo caduti nel massimo sconforto. Il miracolo non si è avverato e ora il nostro dolore non ha limiti. Comunque dobbiamo farci forza, reagire, per dedicare a lui tutto il nostro impegno professionale”. Ma il grande cordoglio è di tutti: “E’ venuto a mancare il primo e più importante tifoso dell’Ascoli”, dichiara lo sportivo Giorgio Morganti, che poi sottolinea: “Mi ha fatto piacere, al termine della gara di domenica, il coro dei tifosi pescaresi, che ha inneggiato assieme ai tifosi ascolani al presidente Rozzi: è un bel gesto, che non dimenticheremo, un gesto che unisce veramente”. Un bel comunicato è stato emesso anche da “Settembre bianconero”, il club dei tifosi più accesi: “In Curva Sud, domenica, si respirava un’aria pesante, diversa dal solito. Eravamo tutti alla ricerca di notizie”. E si conclude: “Era uno di noi, lottava sempre per noi, ed è per questo che sarà per sempre dentro di noi. Ciao, presidente”.

 

 

Mercoledì 21 dicembre 1994 – i funerali

 

Commosso addio al presidente. Tutta Ascoli in lacrime per l’ultimo abbraccio a Rozzi

Ventimila persone, forse di più, hanno reso omaggio alla salma nella cattedrale e nelle strade. Poi la toccante cerimonia funebre a cui hanno partecipato anche il presidente Matarrese, allenatori e giocatori del presente e del passato.

 

C’erano tutti, davvero tutti. Ventimila, forse di più. Ascoli si è fermata ieri per salutare per l’ultima volta il suo caro amato presidente. Dalle 9 alle 11 migliaia di persone sono sfilate nella cattedrale per accarezzare la bara. Per lo più persone semplici, pensionati, operai, studenti: il suo popolo. Gli impiegati della ditta, i tifosi, rappresentanti delle altre società e associazioni cittadine, autorità, ognuno lasciando un fiore, un drappo bianconero, una sciarpa. Intorno alla bara i ragazzi della Primavera per il picchetto d’onore. Sull’altare il gonfalone dei comuni di Ascoli e Folignano, quello della Piazzarola, suo sestiere nella Quintana, quello dell’Ascoli Calcio, listato a lutto. Sul primo banco, ovviamente, la moglie ed i figli, provati dal dolore. Centinaia di ragazzi non sono andati a scuola, in molti hanno chiesto permessi di lavoro, diversi negozianti hanno addirittura abbassato la saracinesca. L’enorme chiesa si è fatta improvvisamente piccola, non è riuscita a contenere la folla che ha poi invaso anche piazza Arringo, davanti alla cattedrale. Alle 10 è arrivato Carletto Mazzone, visibilmente sconvolto. C’erano anche Renna, Sensibile, Orazi, Colautti ; allenatori che, guidati da Costantino Rozzi, hanno fatto la storia dell’Ascoli. I giocatori hanno occupato la parte destra del Duomo. Squadra al gran completo a cui si sono aggiunti tanti ex: da Campanini a Giordano, da Vincenti a Piscedda, Carillo, Brini, Silva, Muraro, Bernardini, Gori e tanti altri. Col volto rigato dalle lacrime Fabrizio Lorieri, che Rozzi citava sempre come esempio ad ogni suo discorso sulla professionalità. Alle 10 circa è giunto il presidente federale Matarrese, accompagnato da Zappacosta e dal segretario della Lega Petrosino. Centinaia le corone ed i cuscinetti di rose rosse inviati da quasi tutte le società italiane, da club, da sodalizi di altri sport, da amici di questo o quel bar, da studenti e persino da sconosciuti. Alle 11 il vescovo Pierluigi Mazzoni ha iniziato la messa, diffusa anche all’esterno. Un’omelia toccante, significativa che ha strappato lacrime ai migliaia di occhi già gonfi: “Il pellegrinaggio terreno del presidente è finito. Il traguardo è tagliato, l’arbitro ha fischiato la fine”. Parole lusinghiere quando ha descritto il Rozzi uomo: “Ha costruito un grande potere grazie ai sentimenti di solidarietà, amicizia, amore, rispetto infinito per la famiglia che considerava sacra. A volte si arrabbiava con la squadra, non per una partita persa ma per il modo con cui arrivava la sconfitta: non ammetteva il cedere all’avversario senza lottare. Era così in tutte le cose. Ascoli non deve dimenticare gli insegnamenti del presidente che è già in paradiso”. I giocatori non hanno retto più. Gli ascolani Mancini e Zaini sono scoppiati in un pianto disperato, contagiando tutti gli altri. Il ds De Nicola ha dovuto letteralmente sorreggere capitan Zanoncelli, Bierhoff si è arreso ad un lamento drammatico. Frattanto fuori la folla si ingrossava, la piazza non riusciva a contenere l’ondata di gente che arrivava. Al termine della funzione Favo, Fusco, Zanoncelli, Pascucci, Cavaliere e Bierhoff hanno sollevato il feretro, avvolto da un drappo bianconero, per portarlo fuori. In piazza il colpo d’occhio era incredibile. Due ali immense di folla, bandiere, vessilli e tanti striscioni. Sul più grande c’era scritto: “La nostra storia ti appartiene, grazie presidente”. Un lungo interminabile applauso, lacrime, poi cori fortissimi e rabbiosi: “Presidente, presidente” e ancora “Sempre con noi”. Forse solo in quel momento Ascoli ha capito quanto fosse grande Rozzi e quanto l’amasse la sua gente. Bierhoff non ha resistito all’emozione ed ha dovuto cedere il proprio posto ad un altro. La bara seguita da un lungo corteo è stata portata fino a piazza del Popolo. Ancora cori, ancora lacrime, ancora volti disperati. Poi il feretro si è diretto verso il cimitero dove la salma di Rozzi è stata tumulata nella tomba di famiglia (Giuseppe Silvestri, Gazzetta dello Sport)

 

 

In ventimila per Rozzi. Folla imponente ai funerali del presidente ascolano

Dirigenti, giocatori, tifosi, rappresentanti di tutte le società italiane raccolti ad Ascoli per l’ultimo saluto.

Così Matarrese: “Un grande dolore per la Federazione, per 26 anni era stato un protagonista positivo”.

 

Ventimila persone. Sedici minuti di applausi. Uno striscione di 30 metri per quant’è larga piazza Arringo: “La nostra storia ti appartiene, grazie presidente”. La città, la gente, in lacrime. “Ho pianto anch’io –confessa Francois Zahoui, primo straniero dell’Ascoli, da 12 anni in Francia dove ha appreso la notizia– il presidente Rozzi per me è stato un padre”. Per Ascoli, Costantino Rozzi è stato uno dei figli migliori e più amati. Ieri mattina, in cattedrale e fuori, per la cerimonia funebre, una partecipazione spontanea, straordinaria. Eccezionale. Una folla da stadio. L’attesa – E’ appena giorno. Sui gradini della basilica c’è già chi aspetta. Dopo la pioggia notturna, in piazza Arringo il sole traguarda basso sulle severe facciate del palazzo dirimpetto, la residenza municipale. Alle 9.30, portata a spalla dai giocatori della Primavera, avvolta da una bandiera bianconera e coperta di rose rosse, la bara di Rozzi viene deposta davanti all’altar maggiore. La famiglia, i congiunti, sono accanto al loro carissimo Costantino. E ricevono innumerevoli espressioni di cordoglio. Gli studenti hanno avuto due ore di permesso per prender parte alle esequie. L’Ascoli con Bigon è presente al completo. Visibilmente commosso, Carlo Mazzone sosta in raccoglimento. Prima d’ogni partita Rozzi gli ordinava: “Pelato, oggi ddoveme vince!”. Tra gli allenatori (Mimmo Renna ricorda lo stupendo campionato 77-78: 61 punti, promozione-record in A) anche Sensibile, Cacciatori, Colautti, Orazi, Novellino. Tantissimi gli ex giocatori ascolani (Giordano: “Rozzi mi voleva presidente!”), numerose le delegazioni delle società maggiori, compatte quelle picene. Alle 10.55 arrivano il presidente federale Antonio Matarrese con Zappacosta, Petrosino e Caira. “Voglio esprimere alla famiglia Rozzi e all’Ascoli –mormora Matarrese– la solidarietà della Federazione e mia personale per la perdita di Costantino: per 26 anni è stato un grandissimo presidente e un protagonista in positivo del calcio italiano”. L’addio – Preceduta dalle parole del parroco don Baldassarre Riccitelli (“Lavoro e fatica hanno consumato Costantino, per il nostro benessere sociale e sportivo”) alle 11 la solenne concelebrazione officiata dal vescovo Pierluigi Mazzoni. Altoparlanti diffondono all’esterno lo svolgimento del rito e l’omelia. “Il fischietto dell’arbitro ha decretato la fine della partita terrena di Costantino che vogliamo impreziosire di ulteriori meriti auspicandogli, con grande affetto, la bontà e la misericordia divine. La famiglia era la sua forza. Il lavoro un dovere: diceva d’invidiare i suoi dipendenti cui assicurava lo stipendio per farli vivere tranquilli mentre lui pure di notte doveva pensare per loro. A beneficio del sociale, Costantino mai ha temuto di compromettere sé e le sue sostanze. Si rattristava solo se la squadra non era compatta, non dava il massimo. Esemplare per cortese schiettezza e volontà d’intraprendere senza prevaricare, Costantino lascia, in eredità, valori che non hanno svalutazione”. Le forze cedono ai sentimenti: accusano malori il dottor Michele Ragno, genero dello scomparso, e la signora Susanna Santarelli, nuora di Costantino avendone sposato il figlio Fabrizio indicato come prossimo presidente dell’Ascoli. Infine, il sindaco Cappelli: “Costantino, grazie per tutto quello che hai fatto per Ascoli e per l’Ascoli. Ciao, presidente!”. Bierhoff, Cavaliere, Pascucci, Fusco, Zanoncelli e Favo sorreggono il feretro che una pioggia di sciarpe bianconere sommerge all’uscita della basilica. Alle 12.20 l’ultimo, interminabile battimani, da piazza Arringo fino alla centralissima piazza del Popolo. Il dottor Jachino Pallotta, vicepresidente dell’Ascoli dal 1954, riflette: “Costantino purtroppo ha lasciato questa vita, però mai e poi mai la famiglia Rozzi lascerà l’Ascoli”. (Gianfilippo Centanni, Tuttosport)

 

Una via dello stadio in ricordo

“Cominciamo a chiederlo io, l’Ascoli e tutti i tifosi: la strada che porta allo stadio, via delle Zeppelle, deve essere dedicata a Costantino Rozzi”. Emidio Gaspari, amministratore delegato della società, si fa portavoce di un desiderio della famiglia e della tifoseria, che sarà trasmesso quanto prima al sindaco Cappelli, che aveva invece espresso l’intenzione di intitolare al presidente il piazzale antistante il Del Duca.

 

 

In 20.000 per l’addio a Rozzi. Ascoli in tilt per i funerali. “Rozzi, resterai sempre con noi”

L’ultimo saluto del calcio italiano al presidentissimo: nessuno è voluto mancare.

Tanti giocatori (ed ex), tanti allenatori e i suoi amatissimi tifosi.

Il sindaco: gli intitoleremo la curva e il piazzale antistadio. Matarrese: uomo eccezionale.

Mazzone: lo custodirò per sempre nel mio cuore. Zaini: da ora giocheremo pensando a lui.

 

“Grazie per tutto quello che hai fatto per Ascoli e per l’Ascoli. Non ti dimenticheremo mai. Ciao, presidente. Sei stato grandissimo”. Con queste toccanti parole del sindaco Cappelli, seguite da un uragano di applausi, si è concluso il rito funebre officiato dal vescovo Mazzoni e dal parroco Riccitelli nella cattedrale medievale dedicata a Sant’Emidio. C’era una folla immensa nel duomo ed in piazza Arringo, circa ventimila persone (quanto sarebbe stato contento Costantino nel vedere tanta gente allo stadio!). Nessuno è voluto mancare all’estremo saluto. La sua scomparsa ha destato un vasto cordoglio in città ed in tutto il mondo sportivo ed imprenditoriale. Era presente tutto il calcio italiano. Dirigenti federali di ogni rango, dal presidente Matarrese al segretario Zappacosta, da Petrosino a Caira, da Rigillo a Tigani, presidenti di società come Scibilia del Pescara accompagnato da Iaconi e Marino, Perinetti del Palermo, Bizzarri dell’Ancona, ex giocatori quali Giordano, Campanini, Dell’Oglio, Schicchi, Silva, Muraro, Lorieri, Colantuono, tutti con le lacrime agli occhi, allenatori che sono rimasti sempre nel cuore dei tifosi di Costantino come Renna, Sensibile, Cacciatori, Carletto Mazzone sino agli ultimi Colautti ed Orazi. E poi tutta la squadra bianconera al completo con Bigon, l’amministratore delegato Gaspari, il consulente De Nicola. La pur ampia piazza Arringo era letteralmente gremita ed alle pareti dell’incantevole duomo, insieme alle bandiere della Federazione Calcio, del CONI, di tutte le società professionistiche e dilettantistiche, spiccavano quelle bianconere con il picchio e le insegne di Ascoli, la città che Rozzi amava sopra ogni altra cosa. Anche la Sambenedettese era presente con una splendida corona ed il suo antico bomber Chimenti. Autorità civili, militari, sportive: non mancava nessuno. La cerimonia è stata struggente. La gente, in commosso silenzio, si è stretta intorno alla sua adorabile famiglia, la moglie Franca Rosa ed i suoi figli Fabrizio, Anna Maria, Antonella e Alessandra ed il suo caro fratello Elio. All’uscita dalla chiesa una pioggia di sciarpe bianconere ha ricoperto la bara portata sulle spalle da tutti i giocatori dell’Ascoli Calcio ed un lungo, fragoroso applauso, ha salutato affettuosamente questo grande uomo di sport e di vita che tutta Italia invidiava ad Ascoli. Il feretro è stato poi accompagnato sino a piazza del Popolo da un’autentica ovazione di cori da parte delle migliaia di tifosi che con il loro presidente hanno sempre avuto un rapporto meraviglioso. Mancherà tantissimo, Rozzi, a questi appassionati tifosi che hanno gridato: “Costantino, resterai sempre con noi!”. In corso Vittorio Emanuele i telefoni sembrano impazzire: le quattro segretarie dell’Ascoli e cioè Gabriella, Antonietta, Erminia e Sandra sono oberate di lavoro. “Per noi, Rozzi era come un padre ; sempre buono, gentile ed affettuoso. Per l’Ascoli è una perdita gravissima”. Particolarmente affranto Mimì Gaspari, fraterno amico e validissimo collaboratore. “Per l’Ascoli e la città è una perdita enorme, un lutto per tutti: Costantino con la sua squadra e le sue aziende ha rappresentato ed onorato tutti gli ascolani. Un uomo meraviglioso, il cui ricordo rimarrà per sempre vivo in tutti noi. Un ringraziamento particolare per le autorità intervenute e per i ragazzi della curva sud che hanno commosso con i loro canti tutta la città”. Il sindaco Cappelli era legato da profonda amicizia a Rozzi. “Ascoli ha perso uno dei suoi uomini più rappresentativi, un uomo che si è sempre preoccupato di aiutare il prossimo. Se l’Ascoli e le Marche sono conosciuti in Italia e nel mondo lo si deve soprattutto a Costantino Rozzi e ai successi che ha saputo conquistare con l’Ascoli. Abbiamo perso un grande uomo. Ho proposto in giunta che il piazzale antistadio e la curva sud vengano intitolate a lui”. Carletto Mazzone, con Rozzi, ha scritto alcune delle pagine più belle della storia del calcio bianconero, la città di Ascoli deve tutto a queste due meravigliose persone che hanno portato l’Ascoli agli onori della cronaca. “Ho perso un vero amico, ero legato a lui da grande affetto, con la sua scomparsa se ne va un pezzetto di me. Con lui ho vissuto momenti indimenticabili che custodirò per sempre nel mio cuore”. Anche il presidente della Lega, Matarrese, non ha saputo trattenere le lacrime: “Con Rozzi il calcio italiano ha perso uno dei suoi personaggi più illustri, un uomo eccezionale. Ascoli è in lutto ma non solo Ascoli piange la sua scomparsa perché Costantino era benvoluto da tutti”. I giocatori, distrutti dal dolore, erano legatissimi al loro presidente: “Per Ascoli, Rozzi ha rappresentato un mito, per me un padre – ha detto Zaini piangendo – non lo dimenticheremo mai, giocheremo d’ora in poi soprattutto per lui”. Anche Giordano, a cui anni fa Rozzi voleva dare la presidenza dell’Ascoli, era commosso: “Abbiamo perso un personaggio straordinario. Ne sentiremo tutti la mancanza”. La vita, anche sportiva, continua. Il vicepresidente Elio Rozzi potrebbe assumere la presidenza sino al termine della stagione, ma non sono da scartare nemmeno le ipotesi dei due suoi figli, cioè Fabrizio e Anna Maria. Ascoli e Rozzi non si divideranno mai.

(Claudio Cicchi, Corriere dello Sport-Stadio) 

 

 

Editoriali

 

Un Savonarola divertente (Gian Paolo Ormezzano, La Stampa)

La morte di Costantino Rozzi può essere “vissuta” dal calcio in due modi: 1) se ne va un grillo parlante, simpatico magari, rompiscatole sicuramente; 2) se ne va un pezzo di buona ancorché proletaria (o buona perché proletaria) coscienza del calcio. Le due considerazioni possono apparire vicine, in realtà il diaframma che le separa è tanto forte quanto sottile: per un niente Rozzi può essere un pittoresco personaggio da archiviare con un sospiro di prammatica o invece un grande ancorché paradossale rivoluzionario, legato per la paura che lui avesse ragione. Rozzi in effetti fu sempre del calcio un Savonarola, con il difetto però di essere divertente, e dunque di venire usato più dal Biscardi che da un Catone. E infatti è stato tribuno del Processo più che censore vero. Con il suo darsi da fare per apparire tipo violento e bizzarro insieme, da prendere non troppo sul serio: e forse questo fu un suo sacrificio, un suo atto d'amore per il calcio che amava profondamente, e che voleva sempre sculacciare, mai ferire. Grande Rozzi presidente dal 1968 -aveva appena 39 anni- del piccolo e poi da lui ingrandito Ascoli, primatista quanto a detenzione dello scettro nel calcio professionistico, con 14 anni di serie A, e incarnazione totale, assoluta del club, come nessun altro suo omologo. Sino a liquidare allenatori -anche quest’anno, ci mancherebbe- senza nessuna concessione alla diplomazia o al buongusto, sino a decidere -roba di pochi giorni fa, l'ultimo suo ruggito- di ritirare la sua squadra dal torneo italo-inglese, per presunte vessazioni arbitrali. Grande Rozzi sempre Masaniello e non mai Robespierre: chissà se per sua scelta o per decisione del palazzo, che lo lasciava giocare sino a un certo punto, poi lo faceva tacere magari baciandolo. E se Rozzi raccoglieva quelli come lui per formare in Lega una maggioranza contro i calciatori stranieri, lo applaudivano ma ai voti lo trombavano. E se lui parlava di spese folli gli davano vistosamente ragione e poi spendevano il doppio di prima, facendo fare all'Ascoli la figura di un club pezzente. Grande Rozzi delle costruzioni, costretto magari a lavorare più in Africa che qui ma pur sempre in grado di dire, andando da Ascoli a Roma, che la sua auto filava sempre su strade costruite da lui. E applaudito per come, ad Ascoli e a Lecce e non solo, tirava su stadi funzionali ed economici, però dimenticato da Italia '90. I giornalisti andavano ad Ascoli per grosse partite di Serie A e c'era una specie di iter regolamentare: la vigilia cena di pesce a San Benedetto del Tronto nel suo hotel, il giorno dopo vini rossi del geometra (ma poi arrivò, per il figlio di un muratore, la laurea honoris causa) Rozzi in qualche ristorante rustico di Ascoli, e nell'intervallo della partita degustazione di olive fritte ascolane. Tutti a dargli ragione quando denunciava le assurdità faraoniche del pallone, le devianze dei direttori sportivi maneggioni, tutti velocissimi a scordare le sue parole non appena lasciata Ascoli. Personaggio dunque da rimorsi? Oh, lui non vorrebbe. Lui era pronto a stemperare le sue stesse filippiche con una battuta, lui si metteva in calzoncini e giocava a calcio, o correva in bicicletta, o arbitrava una partita, lui invitava spesso al riso pieno, rilassante. Lui ingenuo artificiale quando voleva dire cose tremende con zotica sapienza da Bertoldo, ma anche ingenuo naturale con visione contadina di vita. Lui che sapeva suonare il violino e amava cantare in osteria. Lui che lascia la moglie e quattro figli, se ne va ancor giovane, ma resta tra di noi con il suo ghignar d'amore per il calcio.

 

 

E’ andato via al 90’ (Alfredo Pedullà, Corriere dello Sport-Stadio).

Il suo cuore generoso gli tiene compagnia fino alle 16.20. Fino alla fine della partita del suo Ascoli. Costantino Rozzi muore senza accorgersene, in una stanza dell’ospedale Mazzoni, un chilometro e mezzo di strada dallo stadio “Del Duca”. Le radioline smettono di gracchiare: “Attenzione, terzo gol dell’Ascoli sul Pescara, autore Menolascina...”. Allo stadio, un coro che ti entra nelle ossa. “Presidentee… Presidentee…”. Un inno all’ottimismo, ancora nessuno sa. O non vuol sapere. Sarebbe la sua domenica, il suo Ascoli, la sua voglia di urlare “ma insomma, avevo proprio ragione io! Voi non siete diventati brocchi in un baleno…”. E poi l’eterno pentimento mascherato. La spiegazione per pochi intimi. “Se non mi comporto così, quelli se ne approfittano. Giocatori ? Brutta razza”. Ce l’aveva ripetuto 8 giorni fa, strizzando l’occhio e promettendoci una cassa del suo vino, il robusto rosso del Piceno. “Eh, si fidi, Villa Pigna: produzione Rozzi”. E se gli chiedevi: scusi ma lei come sta ? Niente, nessun segnale allarmante. Anzi, una reazione secca, quasi violenta: “Come sto ? Bene, benissimo. Però andrebbe meglio se questi sciagurati non fossero penultimi in classifica”. Aveva fatto le spalle grosse – un muro di cemento armato – dinanzi al male che avanzava e lo consumava piano piano. E passi pure per quel by-pass che gli avevano infilato al cuore nel 1991. Costantino riteneva di essere egualmente un uomo di ferro. Fino a quando –storia di 18 mesi fa– non scoprirono qualcosa di brutto, all’intestino. “Datemi un po’ di cognac e zucchero, aiuta”. Continuava a vivere come se il destino fosse un suo amico fedelissimo. Ignaro per scelta. Maestro del bluff. Forte dentro e fuori. Pendolare forzato, ogni 15 giorni a Milano per controlli rigidissimi, l’ultima volta da lunedì a venerdì. E poi un sabato di tante piccole verità. Gianni Urzì, quasi 40 anni assieme a Rozzi, un catanese fedelissimo, piange e racconta: “Appuntamento alla solita ora in azienda, Costantino era più gonfio del solito”. Un allarme ? “No, perché poi cominciò a scherzare. <Hei, Gianni, prendiamo un caffè ? Il solito bar ? No, cambiamo, altrimenti non vinciamo più una partita>. Insomma, chi avrebbe potuto immaginare ?”. All’ora di pranzo, una richiesta: “Insomma, mi fate conoscere Bigon ? Possibile che col mister debba chiacchierare solo al telefono?”. Un salto a Villa Pigna, Albertino a tavola con la squadra. E qui tanti altri segnali. Perché Rozzi parla dell’Ascoli ma soprattutto della sua vita. Delle sue aziende. Come quel giorno di fine novembre, quando chiuse lo stanzone dello spogliatoio, mise il silenziatore e mormorò: “Sappiatelo, cari ragazzi. Vi voglio bene quanto e più della mia famiglia. Non portatemi in C, non ve lo perdonerei”. In quest’ultimo sabato ricco di avvisaglie funeste, vive la tappa decisiva attorno alle 17,30. Rozzi si sente male nella sua abitazione, chiamano il dottor Rota, suo genero, che è medico, alle 18,15 arriva l’ambulanza. Una folle corsa all’ospedale, alle 21,15 Costantino viene operato dal primario prof. Tomassini. La prima sentenza è una pugnalata: “Solo un miracolo…”. La squadra non sa, il destino colpisce alle 16,20 di ieri, due minuti dopo il terzo squillo bianconero. La radio grida “attenzione, gol di Menolascina” e forse ne giunge eco nella stanza di Costantino. Lui andava fiero di una cosa, tra tante: l’aver riportato l’Università ad Ascoli. Facoltà di Architettura, perché il rettore di Camerino “è amico mio”. Lascia la moglie Franca Rosa e 4 eredi (Fabrizio, Annamaria, Antonella e Alessandra). Lascia anche il quinto figlio, l’Ascoli, che resterà in famiglia. Oggi sarà allestita la camera ardente. Domani alle 11 i funerali nel Duomo. Già, sembra la sua ultima volontà: alle undici, il numero preferito. “sono nato l’11 gennaio. Anno 1929, ci avete fatto caso ? Ventinove: 9 + 2 fa 11”. E prima di acquistare l’auto nuova, storia recente, aveva verificato che la targa non tradisse le sue manie scaramantiche. Altrimenti, non sarebbe stato Rozzi. Anzi, Costantino. Costantino e basta.

 

 

L’ultimo incontro (Luciano Bertolani, Corriere dello Sport-Stadio)

Sapeva di morire. Me lo disse alla fine del luglio scorso. Tornavo dai mondiali degli Stati Uniti e l’ultima tappa di un viaggio assai tortuoso prevedeva un volo Milano-Ancona naturalmente in ritardo. Costantino era lì, seduto –anzi semidisteso– su una delle poltroncine della sala d’imbarco di Linate. Le gambe accavallate, i calzini rossi fin sopra alla testa, l’aria già sofferente malgrado la fresca abbronzatura presa –mi disse– a Cupramarittima. Accanto a lui la figlia Annamaria, forse la prediletta di Costantino oppure, più semplicemente, quella che ne ha ereditato il fiuto manageriale. Era tesa, Annamaria, malgrado il sorriso. Rozzi mi fece sedere accanto a lui e mi parve invaso da una strana inquietudine. Volle sapere tutto dei mondiali. Parlava di calcio, Costantino, ma con toni distaccati. Qualche cosa non gli andava a genio. Sapevo che Rozzi stava male e Rozzi sapeva che io sapevo. Un male terribile se lo stava portando via. Girò lo sguardo verso la figlia che si allontanava per essere certo che non potesse più sentire poi, quasi per venire in soccorso alla vigliaccheria che mi paralizzava costringendomi a vuoti discorsi di pallone, mi disse a bruciapelo: “Me ne sto andando pian piano, durerò poco e tu lo sai”. Avrei preferito una pugnalata ma non mi dette il tempo di una replica stupida. Rozzi era fatto così, quello che aveva dentro te lo sbatteva in faccia. Era la sua forza. Mi tolse dalle mani i minerva che tormentavo fra le dita, tirò fuori una penna e ci scrisse un numero ; “Chiamami a Cupra. Mi sto curando a Milano ma tra una terapia e l’altra mi rifugio là”. Per vigliaccheria non ho mai fatto quel numero. Oggi ne sono pentito ma il modo migliore per ricordare Costantino mi sembra proprio il racconto di quel nostro ultimo incontro dal quale emerse l’uomo che sapeva di lottare invano. Annamaria tornò quasi subito con un fascio di giornali sotto al braccio. Rozzi cambiò rapidamente discorso per non turbare la figliola, si buttò su Arrigo Sacchi e su Roberto Baggio. Rozzi tornò il Rozzi di sempre: un vulcano in eruzione. Io prendevo nota e mi ripromettevo di scrivere tutto, un bel giorno: il giorno –io lo speravo– in cui Costantino avrebbe potuto reggere le inevitabili polemiche che erano poi state il sale della sua vita di presidente. Anche se lui, prima di sfogarsi, diceva: “Non ho proprio voglia di polemiche. La mia pista è finita anche se i medici dicono che non è vero”. Ma almeno quel giorno parlammo come ai bei tempi. Anzi: disse tutto lui. Tornò a bomba sui Mondiali e sugli sfracelli di Sacchi. Lui che aveva sempre osteggiato il fenomeno degli stranieri, ebbe persino un ghigno: “Vedi che avevo ragione io quando dicevo che il Milan era Gullit, Rijkaard e Van Basten ? Sacchi che ha fatto senza gli olandesi ? Bel risultato. Ci hanno rovinato gli stranieri e lo dicevo da sempre”. Dalla nazionale all’Ascoli, dalle baruffe in TV alle liti con gli allenatori, dalla politica scellerata dei grandi club ai torti subiti dagli arbitri, Rozzi mi rese una confessione che oggi sembra il suo testamento. Non c’è più Costantino e siccome so che aveva capito di morire, spero che almeno non abbia sofferto. Restano le sue 5 promozioni (una in B e 4 in A), i suoi 14 campionati nella massima divisione, i suoi 26 anni da protagonista di quel pallone cosiddetto “povero” che, a ben vedere, è –o forse era– quello umanamente più ricco. Se ne è andato Rozzi lasciando un vuoto enorme ma anche l’immagine di un calcio più bello e più genuino che si consumava nell’eterna lotta tra il ricco e il povero. Da grande comunicatore diceva sempre che, non potendo cambiare i giocatori, era costretto a cambiare gli uomini della panchina perché la gente voleva sempre le novità e lui non aveva i soldi per comperare i campioni. Oggi sappiamo che proprio le sue pirotecniche lotte al Palazzo e al Sistema, le sue battute, le sue arrabbiature in diretta TV al Processo biscardiano che l’aveva reso famoso e dal quale aveva ricavato fama, le sue dichiarazioni di povertà calcistica gli hanno consentito di battere un altro record: mai nessuna squadra di provincia è rimasta ai vertici del calcio italiano tanto a lungo, così come mai nessun presidente era rimasto tanto e così saldamente in sella. Costantino aveva preso l’Ascoli nel giungo del 1968 e non l’avrebbe mai lasciato. Anzi, non lo lascerà mai.

 

 

Presidente del coraggio (Italo Cucci, Corriere dello Sport-Stadio)

Sergio Campana ci ha bonariamente rimproverato, ieri, durante un incontro telefonico, di avere snobbato lo “sciopero” di domenica, ovvero quella mini-esibizione di muscoletti che ha provocato un innocuo ritardo di 45 minuti all’inizio delle partite di serie A. Sì, l’abbiamo snobbato, ma senza l’intento preciso di polemizzare con il sindacato dei pedatori, la cui manifestazione di dissenso nei confronti del Palazzo ci è parsa scarsamente significativa. In realtà, certi fatti della domenica ci hanno “occupato” molto più seriamente dei ritardatari, sottolineando in maniera più vistosa e severa della loro azione velleitaria i problemi che assillano il mondo calcistico. Il primo fatto, la scomparsa di Costantino Rozzi che tutti abbiamo percepito come una sottrazione sentimentale, soprattutto noi vecchi ricercatori del tempo perduto che con il presidentissimo abbiamo avuto rapporti d’amicizia, di complicità, spesso anche di duro confronto dialettico. Cosa potevano dire centinaia di giocatori, incrociando i piedi per tre quarti d’ora, che Costantino non avesse già detto, con denunce coraggiose e plateali che facevano rumore, che scatenavano polemiche e che gli procuravano puntualmente censure e guai ? Semplificando, s’è detto che Rozzi era il leader dei “poveri”, il contestatore dei “ricchi”. Meritava aggiungere che era a sua volta ricco, e nulla si negava, vivendo una permanente contraddizione: e ciò rendeva più onesta e importante la sua battaglia contro un sistema che andava affogando nella megalomania e nei debiti da quella prodotti. Ogni sua denuncia faceva sì scalpore ma finiva regolarmente azzerata dall’indifferenza del Palazzo ; e inutile, sempre, era il suo buttarsi a testa bassa contro i muri di gomma federali. Nella migliore delle ipotesi, per qualcuno diventò un Don Chisciotte in perpetua lotta contro i mulini a vento ; ma dalle frequenti esibizioni televisive sortì anche una sorta di macchietta alla Gino Bartali, tutto sbagliato tutto da rifare. (Sull’argomento vi consiglio di leggere l’articolo di Adolfo Noto a pag. 9). Il più delle volte Rozzi si meritò anche l’accusa di predicare bene e razzolare male. Perché combatteva i calciatori stranieri e ne’ingaggiava più degli altri ; tuonava contro gli sprechi del calcio e licenziava e assumeva allenatori a ritmi folli. Dopodiché, incontrandoci, confessava candidamente “devo pure difendermi”, con ciò anticipando la crisi in cui saremmo piombati con il “berlusconismo”, la grande favolosa campagna vittoriosa dei rossoneri che avrebbe convinto tanti concorrenti a battere le stesse strade, a emulare il Berlusca (troppo bravo oltrechè troppo ricco) con l’unico risultato di mettere al tappeto l’economia calcistica. Ecco, ripensandoci, oggi dobbiamo solo confessare di non averlo sostenuto adeguatamente, il vecchio amico Rozzi ; e di non avere abbastanza sottolineato che la sua azione dirompente poteva valere più di mille scioperi…

 

 

Un Robin Hood dagli studi del “Processo” (Adolfo Noto, Corriere dello Sport-Stadio)

…Nell’ultima domenica calcistica dell’anno ha dato, purtroppo, addio a questa vita Costantino Rozzi, l’ormai celebre (post-mortem) presidente dell’Ascoli. E’ vero che esiste una ironia della sorte: morire di domenica, a conclusione delle partite, per un uomo che è vissuto di calcio è il massimo. L’ironia sta nel fatto che la giornata calcistica ricca di avvenimenti, ha fatto sì che le trasmissioni televisive relegassero in un angolo notizia e commento. L’agitazione dei calciatori, il non-gol di Torino, il posticipo posticipato, lo sci, hanno privato Rozzi di uno spazio più degno. Ma se anche fosse scomparso in altro giorno, temiamo non si sarebbe comunque andati oltre la testimonianza commossa e riconoscente di Mazzone, o il tono troppo accorato di Claudio Valeri, il quale ha sintetizzato con il suo servizio (nella DS) l’opinione generale parlando di “calcio genuino, vero, schietto e per questo intelligente”. Perché la televisione applicata al pallone doveva molto (a partire dalla metà degli anni Ottanta) a Costantino Rozzi, ma non lo aveva mai ricambiato bene. Uomo esuberante, dal portamento elegante, dall’eloquio dialettale, ospite quasi fisso del Processo, dove andava tessendo le sue polemiche in difesa del calcio “minore”, egli in realtà subiva il sistema televisivo. Questo si era appropriato del dirigente calcistico restituendo un personaggio folcloristico, un presidente naif. E nei commenti di domenica era questa l’immagine riproposta, con in aggiunta una buona dose di paternalismo e buoni sentimenti. In realtà Rozzi fu sul serio un grande e scomodo dirigente del calcio. La sua azione, che cercava, invano, nella Tv un amplificatore, fu non a caso, studiata in un saggio critico apparso sulla rivista di scienze sociali “Il Mulino” nel 1988, scritto da Paolo Caselli e Antonio Roversi (Il calcio e la sua crisi). In sostanza Rozzi riteneva che il sale del football fosse rappresentato dall’incertezza del risultato. Questo avrebbe consentito maggiori profitti per tutti, mentre con poche squadre troppo più forti delle altre l’interesse generale sarebbe calato. Con il diminuire dell’incertezza del risultato si verificherebbero delle “diseconomie” (cioè sprechi) negative per tutto il movimento. Per evitare le quali era necessario, secondo Rozzi, una presenza della Lega che intervenisse con un sussidio incrociato prendendo denaro ai club più ricchi per ridistribuirlo verso quelli più poveri. Un Robin Hood del calcio che si contrapponeva alla tendenza dei grandi club (a partire dal Milan di Berlusconi) di alzare la posta degli ingaggi per eliminare la concorrenza, grazie anche a sinergie televisive. C’è da riflettere, a giudicare l’attuale momento, su queste idee lucidamente espresse una decina d’anni fa, per di più via etere, dagli studi del processo del lunedì. 

 

 

Addio a Rozzi, presidente ruspante (Massimo M. Veronese, Il Giornale)

Guidava l’Ascoli dal 1968, quando la squadra marchigiana giocava in serie C. Era il decano del calcio italiano.

E’ mancato ieri all’ospedale cittadino dove era stato ricoverato d’urgenza per un’emorragia gastro-duodenale.

 

“La notte prima dell’operazione non ho dormito. Ho rivisto più volte il film della mia vita, pensato ai miei familiari, ai miei collaboratori, ai dipendenti, ai giocatori. Se mi fosse successo qualcosa avrei abbandonato questo mondo che amo… Perciò qualche sera fa ho organizzato una cena, in villa a Cupra Marina, 150 invitati. Li ho salutati uno per uno come se non avessi dovuto rivederli più…”. Se l’era vista brutta il cavalier Costantino, tre anni fa, aveva perso di colpo la sua aria guascona. Non fu solo la malinconia a ferire il suo cuore. Un aneurisma aveva bloccato l’aorta, una bolla assassina aveva cercato di ucciderlo: “sono entrato dal meccanico, quello ci ha messo un manicotto e il problema si è risolto. Ho la pellaccia dura io…”. Costantino Rozzi se ne è andato alle 16.20 di ieri nel reparto rianimazione dell’ospedale Mazzoni di Ascoli Piceno dove era stato ricoverato d’urgenza per un’emorragia alla zona gastro-duodenale che lo ha aggredito nella notte. Da tempo soffriva per un tumore al colon, venerdì scorso era stato dimesso da una clinica di Milano dove l’anno scorso aveva subito un’operazione all’intestino. Ha perso moltissimo sangue, al coma è sopraggiunta la morte, accanto a lui c’erano la moglie Franca Rosa e i 4 figli, 3 femmine e 1 maschio. Chissà se ha avuto tempo di rivedere, per l’ultima volta, quel film. I capelli un po’ tinti, il volto segnato, il fisico lungo e nervoso, il Cavaliere era il presidente più longevo del calcio professionistico. Aveva preso in mano l’Ascoli nel 1968, quando si chiamava ancora Del Duca e vegetava appena in serie C, fin troppo, dicevano gli invidiosi, per un paesetto di 50.000 abitanti ma che lui anni dopo portò persino a sfiorare l’Europa. “Prima che l’Ascoli arrivasse in A la gente non sapeva leggere nemmeno la nostra targa: Ap, Apuania. Prima di me ci chiamavano abruzzesi…”. Il più anziano ma anche il più rissoso. Nessun presidente ha subito più squalifiche di lui. Ce l’aveva con tutti senza conoscere mezze misure, ruvido, superstizioso e insopportabile. Un popolano incazzoso, persino simpatico ma furbo come una volpe. Ha bastonato colleghi e calciatori, arbitri e procuratori, ha persino licenziato un allenatore, Graziani, prima ancora che cominciasse il campionato. Una sciabolata a Matarrese, una stoccata a Berlusconi: “In tribuna, durante un Ascoli-Milan, ci siamo scalciati tutto il tempo. Che grande tifoso è il Silvio. Peccato che da quando è entrato nel calcio ha rovinato tutti…”. Persino Biscardi lo usava per aumentare l’audience. Bastava invitarlo ad un Processo qualsiasi e togliergli la museruola. Non ce n’era uno che si salvasse dai suoi morsi. Amava la sceneggiata popolare. Una volta per protesta contro gli arbitri si presentò imbavagliato davanti alla tv, un’altra per arringare sul caro ingaggi sbandierò sempre davanti alle telecamere la busta paga di un suo giocatore. Era testardo, ambizioso, “il presidente ricco di una squadra povera” l’epitaffio di Ottavio Bianchi, choccato dalla notizia. A sei anni sognava di costruire palazzi, strade e ponti e intanto scortava il papà muratore di cantiere in cantiere. Era nato ad Ascoli, il prossimo 11 gennaio avrebbe compiuto 66 anni, si era messo in proprio a 27 col fratello Elio, dopo aver conseguito il diploma di geometra. L’intuito, la volontà e le amicizie politiche, non nascose mai né le simpatie per il Psdi né l’amicizia con Arnaldo Forlani, lo aiutarono a costruire un piccolo impero. Strade, viadotti ma anche una catena di alberghi e impianti di lavorazione del travertino e del bitume, poi il grande affare degli stadi: Ancona, Ascoli, Avellino, Benevento, Campobasso, Lecce. Era il presidente di una squadra di calcio, era popolarissimo, si fidavano per questo, lui ci contava. La sua azienda arrivò a fatturare oltre 135 miliardi l’anno, i dipendenti arrivarono a 1200, l’Ascoli per 14 anni ha giocato in serie A. Controllava tutto di persona, ispezionava senza sosta i suoi cantieri. Su e giù per l’Italia, faceva le pulci su ogni conto, decideva da solo senza tollerare contradditorio. Aveva una laurea honoris causa in sociologia, collezionava violini, passione ereditata dal nonno liutaio ma quelli con la puzza sotto il naso lo consideravano un bru-bru. Costantino alzava le spalle, va bene così. Era il film della sua vita. L’unico che riuscisse a commuoverlo.

 

 

Il caro mangia-arbitri (Eugenio Capodacqua, La Repubblica)

Un pezzo del calcio più vivo, schietto e sincero che se ne va, proprio nel giorno in cui il suo Ascoli vince con un tondo 3-0 risollevando la testa dalla crisi. Forse a Costantino Rozzi sarebbe piaciuto essere ricordato così, con un gol e una protesta contro l'arbitro. Perché per lui calcio e vita erano due facce di un'unica realtà. Lo ripeteva spesso: "Solo il calcio è capace di dispensare certe emozioni e le emozioni sono l'essenza stessa della vita". Ecco, è difficile pensare a un Rozzi che non c'è più. Tanta, troppa era la sua carica vitale. Tanta, troppa era la sua voglia di vivere. A chi segue da tanto o da poco le cose del pallone basta chiudere gli occhi per rivederlo in piedi ai bordi del campo, le gambe incrociate, le mani in tasca, i calzini rossi, l'espressione perennemente corrucciata all'indirizzo di "quelli lì", i "signori in nero", gli arbitri, i nemici di sempre, che lo facevano tribolare e facevano tribolare il suo Ascoli. Oppure la bocca vistosamente bendata all'ennesima, polemicissima conferenza stampa: "Non parlo così non mi squalificano". Oppure ancora, gesticolare accalorato dal video del Processo, sanguigno rappresentante del calcio di provincia, costretto a navigare come il classico vaso di coccio in mezzo ai club iper-miliardari. Rozzi è morto nel pomeriggio di ieri all'ospedale Mazzoni di Ascoli, vittima di un male incurabile. A nulla è valso l'estremo tentativo dei medici che nella notte lo avevano sottoposto ad un disperato intervento chirurgico. Aveva 65 anni. Era per tutti Costantino l'uragano, Costantino il tifone: "Berlusconi, a me non mi freghi" ripeteva gesticolando alla TV negli anni belli del Processo, con quel "tu" ruspante che era la fotografia di tanta sanissima provincia nostrana. Ce l'aveva con gli ingaggi folli che di fatto tagliavano in due il calcio italiano. Società facoltose di città e società di provincia, destinate a scomparire. Ce l'aveva con gli assurdi eccessi che hanno portato alla crisi attuale. Ce l'aveva con il Palazzo che detta regole assurde: "che fanno figli e figliastri". Però lui il suo Ascoli è sempre riuscito a tenerlo a galla: 4 promozioni in A, dopo il primo balzo dalla C alla B, nel lontano '72, 4 retrocessioni, 14 anni nella massima categoria. Costantino l'ultimo dei mohicani. Costantino il presidentissimo, il trita-allenatori, teorico della “scossa” perchè: "Non bisogna mai restare seduti sulle sconfitte". E i fatti di ieri gli hanno dato ancora una volta ragione. Costantino il decano con i suoi 26 anni di presidenza nel calcio, la carriera più lunga. Fuori dal calcio era imprenditore edile. Un self-made man: "Mio padre -ripeteva- era capocantiere: alla fatica abbiamo sempre dato del tu". Conquistava con il suo tono schietto e persino con la sua assurda superstizione: i calzini rossi per la partita, il posteggio allo stadio, con due ruote sul marciapiede, sempre nello stesso posto, il terrore dei gatti neri. Piaceva quel suo andare subito al sodo: "Mi aveva chiesto una sola cosa -osserva amaro Bigon, assunto con una telefonata appena martedì scorso al posto di Orazi- la promozione in serie A". 

 

 

Il presidente ruspante tra scaramanzie e urla in Tv (Mario Gherarducci, Corriere della Sera)

Soltanto la morte poteva staccare Costantino Rozzi dall’Ascoli. “Non lascerò mai questa società –ripeteva spesso il presidente del calcio professionistico con la maggiore anzianità di servizio– ormai l’Ascoli fa parte della mia vita. Dopo tanti anni mi sento contagiato inguaribilmente dal morbo chiamato pallone”. Eppure, nel mondo del calcio Rozzi c’era entrato casualmente, quasi con riluttanza, accettando la carica di consigliere del club bianconero solo perché farlo era doveroso, come essere socio del Rotary o versare un obolo annuale a qualche opera pia. “Ma allo stadio non ci andavo mai –avrebbe raccontato in seguito– e anzi non riuscivo a capire che gusto ci fosse a osservare ventidue giovanotti in mutande che prendono a pedate un pallone”. Nel giugno del ’68, invece, al geometra Rozzi, titolare col fratello Elio di un’avviata impresa edilizia, venne offerta a sorpresa la presidenza dell’Ascoli, che stava attraversando una delicata crisi dirigenziale. “Mi lasciai convincere da alcuni amici –soleva ricordare lui– giurando però a me stesso che sarei rimasto in carica soltanto per sei mesi, il tempo di scovare un presidente col pallino del calcio. Era una scommessa, insomma. Andai ad assistere a una partita, era Ascoli-Spezia”. Fu questione di pochi attimi e arrivò la folgorazione. “Consideravo il calcio come una specie di manicomio ma ne fui subito conquistato”. Figlio di un muratore, nato ad Ascoli l’11 gennaio 1929, sposato e padre di 4 figli, Rozzi amava definirsi un self made man e si vantava di lavorare anche 18 ore al giorno per seguire i suoi cantieri, sparsi nelle Marche ma pure in Lombardia e in Campania, in Piemonte e in Lucania, per costruire case e strade, ponti e stadi. “Mi sono fatto dal niente –riferiva lui– proprio come dal niente l’Ascoli è arrivato in serie A”. 14 stagioni nell’elite del calcio nazionale erano l’orgoglio di Rozzi, che la prima promozione l’aveva festeggiata nel ’74 e che in serie A era riuscito a restarci addirittura per 7 stagioni filate, conquistando uno storico quarto posto nel 1980. “Prima che diventassi presidente –soleva replicare a chi lo contestava– l’Ascoli giocava contro il Montegranaro e il Perticara. Io qui ho portato Milan e Juve”. Sanguigno e polemico, passionale e bizzarro, capace di pittoreschi scatti d’ira e di frenetici gesti d’esultanza, in oltre un quarto di secolo Rozzi s’era costruito una solida fama di mangia-arbitri e di mangia-allenatori. Ai “fischietti” rimproverava di sbagliare soprattutto a danni delle piccole società e alcune sue leggendarie proteste contro Menicucci, Bergamo e Pieri gli erano costate lunghe sospensioni, arrivando ad accumulare complessivamente quasi 4 anni di squalifica. In quanto agli allenatori, in 27 stagioni Rozzi ne aveva alternati 21 alla guida dell’Ascoli (compresi Mazzone, il suo pupillo, e il serbo Boskov), cambiandone persino 3 nel corso dello stesso campionato, com’era successo anche quest’anno con Colautti, Orazi e Bigon. Di Rozzi erano diventate famose la scaramanzia (allo stadio indossava sempre calzini rossi), le vane crociate contro lo svincolo e a favore del sorteggio arbitrale e le incontenibili apparizioni in Tv, dove il presidente-padrone dell’Ascoli si agitava, urlava, gesticolava, distribuiva accuse e rampogne, interrompeva, criticava, precisava, puntualizzava, spesso impedendo qualsiasi replica ai suoi interlocutori. Da qualche tempo le performances televisive di Rozzi s’erano però diradate. Un po’ perché dal ’92 l’Ascoli mancava dalla serie A, un po’ perché un delicato intervento al cuore aveva consigliato calma e moderazione al presidente-uragano e un po’ perché lui stesso faticava a identificarsi nel calcio di oggi. “Rispetto a quando ho cominciato a occuparmene –aveva confessato di recente– il mondo del pallone è diventato un’altra cosa. Ormai viviamo nell’epoca di uno sport regolato dalla pubblicità, dalle grandi iniziative manageriali e dai grossi complessi industriali. Io non mi ci riconosco più e quindi sto zitto”. Addio, presidente ruspante.

 

 

Se n'è andato vincendo (Costantino Rozzi ricordato da Carlo Mazzone, Guerin Sportivo)

Se n'è andato vincendo. E io sono felice per lui. Costantino se n'è andato e non ho voglia di dire le solite banalità o di sprofondare nella retorica. Mi piacerebbe solo ricordare che per me è stato come un fratello maggiore, un amico che mi ha dato fiducia, mi ha seguito e lanciato verso tutte le esperienze che ho fatto in questi anni. Con lui ho vissuto situazioni di ogni tipo, tutte all'insegna della vitalità, dell'affetto e sì, anche dello scontro. Ricordo che a volte ci "scontravamo" verbalmente perchè tutti e due desiderosi di stravincere. Era il nostro carattere battagliero a portarci allo scontro: uno scontro acceso ma sempre pieno d'affetto, di stima e di pieno rispetto. Mi prese a guidare il settore giovanile dell'Ascoli dimostrando una fiducia pazzesca nei miei confronti: venivo da un brutto infortunio e lui capì che il mio posto era su una panchina. Beh sì, siamo cresciuti insieme: grazie a lui, e posso davvero dirlo, mi sono costruito un avvenire, per me e la mia famiglia. La sua scaramanzia ? Incredibile: aveva sempre quei calzini rossi in ogni giorno dell'anno e ricordo anche di quando sbatteva quel cappotto di cammello contro il muro. Prima di ogni partita lui veniva nello spogliatoio e recitavamo insieme il rito scaramantico della domenica: si toglieva il cappotto, lo appallottolava e violentemente lo gettava in un angolo dello spogliatoio. Poi io gli gridavo: "Fuori i calzini!". E lui si alzava il fondo dei pantaloni e me li mostrava. Era la nostra scaramanzia preferita. Momenti che non si scordano. Di lui mi piaceva una cosa: nonostante tutti pensassero chissà che, non metteva mai il naso nella formazione. Aveva la massima fiducia e il massimo rispetto. L'ultima volta che l'ho visto fu qualche settimana fa, quando andai a vedere Ascoli-Acireale: ci salutammo, certo, ma io sapevo già quello che stava passando. Lui lottava per vincere, ci metteva anima, cuore e tutto ciò di cui era in possesso. Sì, è per questo che sono contento per lui: perchè se ne è andato vincendo, da vincente. Per un grande personaggio che ha fatto la storia di Ascoli e quella del calcio, era il minimo. In ogni senso.

 

 

Nel segno di Costantino (Marco Montanari, Guerin Sportivo)

Ora che non c'è più, proviamo imbarazzo ricordando quello che pensavamo vedendolo ospite dei vari Processi televisivi. Costantino Rozzi, in quelle occasioni, ci pareva insopportabile, con quel suo continuo sdraiarsi sulla poltroncina, con le sue trovate provocatorie, le sue grida di dolore che assomigliavano troppo alle lacrime di coccodrillo. E le critiche -feroci, ricordate ?- agli arbitri, a chi secondo lui stava rovinando le provinciali. Tutto rientrava in un preciso copione, e Rozzi si muoveva davanti alle telecamere con la bravura di un attore consumato. In quei momenti, ammettiamolo, le sue grandi doti di manager passavano in secondo piano. Un peccato, perchè Rozzi non era quella macchietta che teneva banco durante le due ore di trasmissione. Rozzi -diciamolo chiaramente- era un grande presidente, capace di regalare alla sua Ascoli il calcio che conta, quello di serie A e B, pur potendo contare su incassi modesti e sponsor limitati, pur dovendo fare i conti con un budget che avrebbe garantito al massimo una dignitosa serie C1. Rozzi amava l'Ascoli di un amore vero, sincero, passionale. Ogni partita, per lui, era la finale di Coppa dei Campioni, un match da vincere a ogni costo contro qualsiasi avversario. Non sempre Ascoli ha ricambiato Costantino dello stesso affetto: i tifosi, forse abituati troppo bene, lo mettevano in croce dopo ogni retrocessione, salvo poi beatificarlo quando (puntualmente) la squadra ritrovava la via maestra, quella della serie A. Con Costantino Rozzi se ne va una fetta di calcio italiano: quello "vero", quello di provincia. Gli arbitri, andando al Del Duca, non dovranno più temere le sue sfuriate al novantesimo, il suo agitarsi ai bordi del campo, il suo sbracciarsi per far capire alla folla che si sentiva tradito. Eppure siamo sicuri che Costantino Rozzi mancherà un po' anche agli uomini in nero. Il prossimo direttore di gara che scenderà in campo ad Ascoli, guarderà verso quel posto vuoto in panchina e sorriderà. Non per lo "scampato pericolo", ma perchè sarà sicuro che Costantino lo controllerà da lassù. Dove non ci sono Processi ; anche perchè l'arbitro, lì, non sbaglia mai.

 

 

Il punto. Una domenica bestiale (Matteo Dalla Vite, Guerin Sportivo)

Parlare di calcio ? Mai stato così difficile. Rozzi se ne va e quello spazio che devi riempire di parole, commenti, giudizi ed elogi lo vorresti lasciare bianco, vuoto, senza niente di niente. Re Costantino se ne è andato ; lassù dirigerà processi e darà sentenze, lassù -forse- metterà insieme una squadretta e radunerà vicino a sé qualche allenatore con cui confrontarsi, parlare, urlare e capirsi. Re Costantino ci ha fatto divertire, imparare, imprecare e scrivere ; ci ha fatto arrossire per qualche critica sul suo operato ma anche sorridere per quel suo modo di coinvolgere nelle discussioni, per quel suo essere unico nelle idee e nella voglia di vincere. Re Costantino ci ha lasciati in una domenica bestiale: mai così bestiale. Una domenica da cancellare in fretta: venerdì 23 si torna in campo sì, ma chi ne ha voglia di raccontare questo, quello e quell'altro ? Oggi proviamoci, domani chissà...

 

Una perdita per tutto il calcio italiano
E' stata una domenica triste per tutto il calcio italiano. E' morto Costantino Rozzi, simbolo di una città e del calcio pane e pallone.

 

Addio a Rozzi, personaggio di contagiosa simpatia, presidente così abile da tenere una città piccola come Ascoli nel calcio importante per un quarto di secolo ; comunicatore coloratissimo, ruspante ma acuto, mangia arbitri e mangia allenatori ; vessillifero della provincia e dei piccoli clubs.

 

E' morto Costantino Rozzi, che sarebbe riduttivo ricordare solo come un ospite quasi fisso, e sempre battagliero, alla corte di Biscardi. Era un presidente all'antica, mai sentito parlare di management, marketing e look. Idee chiare, il calcio dei ricchi e quello dei poveri. Ventisei anni a guidare l'Ascoli, con grandi soddisfazioni e qualche amarezza. Capace anche di ammettere i suoi errori. Sanguigno, testardo, polemico ma autentico, sincero, umano.

 

... Vogliamo pensare ai tanti torti subiti dalle squadre provinciali ? E così, sinceramente, vorrei onorare la memoria del passionale Costantino Rozzi, scomparso ieri, presidente decano della serie A, protagonista di infinite polemiche: non era, però, un Richelieu come Bettega, si arrabbiava di brutto e strillava ; spesso, pace all'anima sua, con ragioni più evidenti di quelle juventine.

 

Un pensiero per Costantino Rozzi. E’ “diventato un personaggio grazie al Processo del lunedì” come si è premurato di dichiarare all’agenzia Ansa ieri in serata Aldo Biscardi oppure è stato, in qualche misura, innalzato, spremuto e infine divorato dalla stessa tv ? Propendere per la seconda ipotesi non è un delitto.. Rozzi è stato uno degli interpreti principe del Processo biscardiano all’epoca in cui la trasmissione veleggiava sui 3 milioni di telespettatori a puntata. Il suo polemizzare era amato perché assolutamente coincidente con il target della trasmissione: parlata popolaresca, difesa ad oltranza delle squadre di provincia contro lo strapotere delle grandi città. Poi la sua stella televisiva è tramontata e non era raro sentirsi domandare, negli ultimi tempi, se Rozzi era ancora presidente dell’Ascoli. Ieri tutte le trasmissioni televisive hanno ricordato la sua figura.

 

 

Alcune lettere in suo ricordo

 

Ci stringiamo al dolore della famiglia Rozzi con affetto per colui che ha dato il suo cuore per il calcio bello e onesto. Scrivo questo fax a nome di un gruppo di tifosi del Napoli e del Palermo. Antonino Mennillo (Napoli)

 

Ho letto gli articoli dei vostri giornalisti sulla scomparsa di Costantino Rozzi e mi sono commosso. Perché il presidente dell'Ascoli, con la sua brusca semplicità e la sua dirompente sincerità, era entrato nel cuore della gente. Una persona genuina, un uomo da ricordare. Carmine Alfani (Bari)

 

Il Roma Club Acea piange la scomparsa del presidente Costantino Rozzi, grande dirigente del calcio italiano.

(Roma Club Acea)

 

Non ti ho mai conosciuto Costantino, quando il mio Catanzaro ha affrontato la tua creatura ho sempre sperato che ti infliggesse un dispiacere ; ma per l'amore che tu nutrivi verso di lei, per la tua ineguagliabile simpatia, per il tuo viso a volte così teso, a volte così corrucciato, a volte così ironico, ho sempre sperato che quel tuo bel giocattolo ti facesse sempre sorridere, Costantino. Con i tuoi occhi vispi, con i tuoi calzini rossi. Costantino, domenica è terminato il tuo campionato, domenica te ne sei andato, la tua creatura ha voluto dirti "ciao papà" con un suo dono. Noi sportivi abbiamo potuto salutarti solo con la nostra commozione. Ciao papà Costantino, che il tuo Ascoli possa sempre ricordare la tua figura nel più vincente dei modi. Grazie di tutto. Marino Gentile (Catanzaro)

 

 

Alcune interviste

 

Costantino Rozzi era uno dei protagonisti più amati del calcio italiano.

Ecco una carrellata di impressioni dopo la sua scomparsa:

 

Carlo Mazzone al termine di Roma-Milan ha ricordato con commozione il presidente dell’Ascoli: Ho perso un grande amico, un fratello maggiore. Il suo ricordo sarà sempre vivo per me, che sono un ascolano d’adozione e me ne vanto. E’ stato il mio presidente, insieme abbiamo scritto la storia calcistica ad Ascoli. Era un vero condottiero, eravamo in sintonia come carattere, ci è capitato spesso di collezionare la doppia espulsione, allenatore e presidente. Ad Ascoli era un’istituzione, ha dato lavoro a tutti. Mi ha aiutato, mi sono formato con lui. Gli devo molto. Cominciai allenando la Primavera, poi siamo saliti dalla C alla A. Era un grande lavoratore, lo vedevamo solo negli spogliatoi, prima della partita. Portava il suo solito cappotto color cammello, lo buttava da una parte e mi guardava negli occhi: “Forza Cà, oggi dobbiamo vincere”. Rozzi ha lasciato il suo Ascoli nel giorno della vittoria sul Pescara. Ci teneva a vincere, per questo quando il tabellone luminoso ha dato il successo degli ascolani ho provato un grande piacere e ho pensato a lui.

 

Vujadin Boskov, allenatore del Napoli, ricorda commosso: Rozzi è stato il mio presidente in Italia. Arrivai ad Ascoli nell’84 ed ho lavorato in quella città per due anni. Penso che la sua morte rappresenti un lutto per tutto il calcio italiano. Boskov ha ricevuto la notizia della scomparsa di Rozzi nel ritiro di Soccavo. Ha ricordato un particolare: La presenza di Rozzi a bordocampo, su una panchina. Da quella posizione seguiva quasi sempre le partite dell’Ascoli. Ancora Boskov: E' stato un grandissimo presidente e soprattutto un uomo che sapeva di calcio. Ho lavorato con lui un anno e mezzo e devo dire che, come nessuno, ha saputo rappresentare un'intera città. Ascoli Piceno ha solo 58.000 abitanti ma grazie al suo carisma è riuscita ad entrare nel grande calcio. Sono addoloratissimo e dipiaciuto: anche per la famiglia, che conosco bene.

 

Giovan Battista Fabbri è stato l’allenatore che ha portato l’Ascoli più in alto di tutti nella stagione ‘79/80, conclusa al quarto posto. Gibì ha le lacrime agli occhi quando parla di Costantino: Non mi sembra vero, non ci credo. Mi sembrava fosse immortale per la sua dinamicità. Se lo cercavi alle 5 del mattino lo trovavi. L’hobby erano i suoi vigneti. Quell’anno produsse 300 bottiglie dedicate proprio al nostro Ascoli. Ci fu un momento in cui credette addirittura nello scudetto. Era felice, eravamo tutti felici ad Ascoli. Ci lasciammo, certo, perché nel calcio succede questo. Ci lasciammo restando amici, mettendoci a piangere come due bambini.

 

Mario Colautti: Sono triste come mai. Lo conosco dal '72, da quando giocavo nel suo Ascoli: ricordo che nel primo anno di A, quando giravamo per le grandi piazze, ci riconoscevano solo se dicevamo che facevamo parte della squadra di Rozzi. Sono stato il suo capitano e il suo allenatore. Gli vorrò sempre bene.

 

Massimo Cacciatori: Con Costantino Rozzi non è scomparso solo il presidente dell'Ascoli ma tanto, tanto di più. E' stato e sarà sempre il personaggio più grande: perchè, così trainante, ha dimostrato che nella vita bisogna sempre combattere.

 

Nedo Sonetti: Rozzi non è stato il presidente dell’Ascoli ma il “Presidente”. Ha lottato non solo per l’Ascoli ma per tutto il calcio italiano. A lui mi lega un ricordo indelebile, non dimenticherò mai le emozioni nella stagione conclusa con la promozione in A”.

 

Da Cagliari, il ricordo di Vittorio Pusceddu, attualmente l’unico rossoblu con precedenti ascolani: Rozzi è stato uno dei pochi presidenti davvero innamorati del calcio. Un uomo capace di dare grandi stimoli ai suoi giocatori: vulcanico, polemico ma sempre presente. Come dimenticarlo, ogni volta che l’Ascoli giocava in casa era lì, seduto nella sua seggiola a fianco della panchina. L’Ascoli, finora, si è identificato in tutto e per tutto con la figura di Costantino Rozzi, ma non credo che questa storia finirà: sull’esempio degli eredi Mantovani, anche i figli di Rozzi sapranno onorare la memoria del loro genitore.

 

Beppe Iachini, attualmente a Palermo, dedica un pensiero a Costantino Rozzi: “Tanti anni passati insieme non si dimenticano. La sua morte ha cancellato la gioia per la vittoria”.

 

Francesco Zanoncelli: Ho saputo della sua morte in sala stampa. Avevo parlato con lui sabato. Sapeva che la malattia lo avrebbe prima o poi ucciso ma col suo comportamento ha lasciato una grande lezione: nella vita, e in ogni sua minima sfaccettatura, non bisogna mai mollare.

 

Luciano Moggi: Mi è capitato poche volte di piangere la morte di un amico ma stavolta non ho resistito. Con Rozzi c'era un rapporto speciale. L'ho scritto nella lettera che ho inviato domenica sera a sua moglie: per anni sono stato un po' il direttore sportivo dell'Ascoli solo per la grande amicizia che mi legava a Costantino.

 

Ottavio Bianchi, allenatore dell’Inter: La morte di Costantino Rozzi significa la perdita di un grande uomo, di un grande presidente. Un personaggio ricco di umanità, di spirito. Lo conoscevo abbastanza pur non avendo mai lavorato alle sue dipendenze, mi ricordo che quando con le mie squadre andavo ad Ascoli restavo contagiato dalla sua personalità, dal suo modo di vivere le partite così passionale. Un giorno di lui ho sentito la definizione: il presidente delle squadre povere. Non la condivido: lui è stato un grande presidente di una squadra cosiddetta ‘povera’ ma con lui ricchissima di storia, di tradizioni, di personaggi.

 

Nevio Scala, allenatore del Parma: Rozzi è stato un grande personaggio del calcio: una scomparsa che ci addolora anche perché giunta improvvisa.

 

Giuseppe Materazzi, allenatore del Bari: Sicuramente il calcio italiano perde un grande personaggio, veramente unico, che ha dato tantissimo al calcio italiano.

 

Sven Goran Eriksson, allenatore della Sampdoria: Rozzi è stato un personaggio che ha dato molto al calcio. Praticamente si identificava il nome dell’Ascoli con quello del suo presidente Rozzi. Un personaggio sicuramente difficile da sostituire.

 

Enzo Ferrari, allenatore della Reggiana: L’avevo conosciuto personalmente quando allenavo l’Udinese. Era un uomo che non si dimentica, uno di quelli capaci di compiere sempre miracoli nel calcio e nella vita privata. Credo che con lui se ne vada un’epoca calcistica indimenticabile.

 

"Era il difensore del calcio povero, quello di provincia. Era un presidente che diceva quello che pensava, senza preoccuparsi dei ritorni pubblicitari, un uomo vero e onesto". In questo modo Aldo Biscardi ha ricordato l’amico e presidente Costantino Rozzi, un amico che aveva dato una grande mano mediatica al processo del lunedì. Era solito dire che il suo era un calcio da 10 mila spettatori, quello di una città da 50 mila abitanti, che si contrapponeva al calcio delle metropoli. Era stato ospite del Processo per la prima volta nell’ottobre del 1980. Era un uomo che ha sempre lasciato il segno.
Biscardi però non si è mai degnato di ricordarlo nel corso dei successivi anni (dal '95 in poi) e sicuramente anche per il decennale della scomparsa non ci aspettiamo altro che una dedica all'ultimo minuto della trasmissione. Non ci stupiamo: nel corso di questi  anni abbiamo imparato a conoscere la "consistenza" morale di questo personaggio....

 

Giornalisti Sportivi Marche: E’ stato un grandissimo personaggio dello sport marchigiano e nazionale, un protagonista che non potrà mai essere dimenticato anche per le doti umane.

 

 

Necrologi pubblicati

 

Il presidente della Federazione Italiana Giuoco Calcio Antonio Matarrese a nome personale e dell'intero Consiglio Federale si unisce al dolore della famiglia per la scomparsa di Costantino Rozzi appassionato e stimato uomo di sport.

 

Il segretario generale della F.I.G.C. Giorgio Zappacosta anche a nome di tutto il personale è vicino alla famiglia per la scomparsa di Costantino Rozzi grande e appassionato dirigente del calcio.

 

Il presidente della Lega Nazionale Professionisti, avv. Luciano Nizzola, a titolo personale ed in rappresentanza di tutte le società della serie A e della serie B, dei dirigenti, del personale e dei collaboratori della Lega, si associa al lutto che ha colpito l'Ascoli Calcio con la scomparsa del suo Grande Presidente cav. lav. Costantino Rozzi uomo di immensa e genuina passione sportiva, dirigente emerito per la grandezza data alla propria Società ed il tributo di entusiasmo profuso per l'intero movimento calcistico italiano.

 

Il Milan A.C. SpA partecipa commosso al dolore della famiglia per la scomparsa del cav. lav. Costantino Rozzi da anni apprezzato ed appassionato uomo di sport, per lunghissimo tempo presidente dell'Ascoli calcio.

 

Il F.C. Internazionale partecipa con commozione al dolore della famiglia e dell'Ascoli Calcio per la scomparsa di Costantino Rozzi indimenticabile figura di sportivo e di imprenditore.

 

Il presidente della S.S. Lazio SpA. sig. Dino Zoff, il consiglio di amministrazione, i dirigenti, i collaboratori, i calciatori ed il personale tutto, partecipano con dolore alla scomparsa dell'indimenticabile Costantino Rozzi valido dirigente di calcio e stimato uomo di Sport.

 

Il presidente del Genoa 1893 SpA, Comm. Aldo Spinelli, il consiglio di amministrazione, i tecnici, i calciatori e i collaboratori della società rossoblu partecipano al cordoglio che ha colpito la famiglia e il mondo del calcio per la scomparsa del grande Amico Costantino Rozzi indimenticabile uomo di Sport, dirigente appassionato e artefice dei successi del Calcio Ascolano.

 

Il presidente del Cosenza Pagliuso, il consiglio di amministrazione, il DG Gianni Di Marzio e il DS Roberto Ranzani, i tecnici e i calciatori piangono la scomparsa del grande presidente Costantino Rozzi e sono vicini nel dolore alla famiglia.

 

Luciano Nizzola piange desolato la dipartita del grande amico Costantino Rozzi e lamenta il vuoto lasciato dalla sua tempra irriducibile e dalla irresistibile carica umana e sportiva.

 

Luciano Moggi si unisce al dolore della moglie e dei figli per la scomparsa di Costantino Rozzi grande uomo, amico e sportivo ineguagliabile.

 

Il Direttore e la redazione del Corriere dello Sport-Stadio piangono insieme alla famiglia la scomparsa dell'amico Costantino Rozzi presidente dell'Ascoli e mitica figura del calcio italiano cui ha dedicato una ineguagliabile passione.

 

David Messina e il Gruppo Lombardo Giornalisti Sportivi piangono con la famiglia Rozzi la perdita di Costantino uomo legato ai valori più alti della famiglia e del vivere civile, anima e simbolo di una Società Sportiva che ha dato fama ad una piccola grande città come Ascoli, lustro e dimensioni umane all'intero movimento calcistico italiano.

 

Mariuccia, Giulio, Elio ed Emanuele Nardi affranti partecipano al grande dolore di Franca e di tutta la famiglia per l'improvvisa scomparsa dell'indimenticabile amico Costantino Rozzi.

 

 

Ringraziamento

 

La famiglia ROZZI, nell’impossibilità di rispondere personalmente, ringrazia con animo commosso i tanti amici, enti, istituzioni pubbliche e clubs sportivi che hanno partecipato con tanto affetto a ricordare COSTANTINO